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Se Quota 100 non sarà rinnovata, che riforma pensioni avremo

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Ormai è sicuro perché l’ha annunciato coram populi anche il Presidente del Consiglio. Quota 100 non verrà rinnovata.

Quindi, se Quota 100 non sarà rinnovata, che riforma pensioni avremo? Perché una riforma delle pensioni è un must. Di più, è obbligatoria. Sia perché il sistema non è più sostenibile. Sia perché senza questa riforma, l’Europa non ci darà i soldi del Next Generation EU.

Il nuovo sistema dovrà essere efficiente più degli attuali. E consentire flessibilità senza aggravare la situazione dell’Erario. E la cosa non è facile. Ci hanno provato in tanti. Anche cambiando sistema di contributi. Passando da uno puramente retributivo ad uno misto. Ossia sia retributivo che contributivo. Perché l’obiettivo primario deve essere, sempre e comunque, quello di controllare i costi di bilancio. Cosa che fu fatta dal governo Monti con la riforma Fornero. Tristemente famosa per i paletti molto stringenti messi ai lavoratori. Ma assolutamente necessaria per non mandare tutto il sistema italiano a gambe all’aria.

Le recenti soluzioni, come Quota 100, non risolvono affatto il problema. Perché è evidente che siano solo manovre create a scopo elettorale. E lo sono perché fanno il contrario della Fornero. E creano una generosità pensionistica che non ci possiamo permettere. Quest’ultimo punto, in particolare deve essere ben chiaro. Quota 100 non è adatta perché non si tratta di soluzione per creare un sistema che possa sostenersi in maniera autonoma. Come invece dovrà uscire dall’attuale studio della riforma delle pensioni.

Se Quota 100 non sarà rinnovata, che riforma pensioni avremo?

Il Governo sta cercando una non facile soluzione. L’obiettivo, comunque, deve essere uno e chiaro. Non creare uno “scalone” dopo quota 100. Cioè un gap di età. Molte soluzioni sono allo studio. Ma non c’è ancora niente di definitivo, purtroppo, vista la complessità della materia. La settimana che si apre domani vedrà molti incontri tra il Governo ed i sindacati. Che hanno moltissimi pensionati nelle loro fila.

La soluzione che si prospetta sembra dura ma necessaria. Per chi vuole andare in pensione prima degli anni previsti normalmente, ci sarà una decurtazione di almeno il 2% per ogni anno di contributi non versati. Per esempio, se una persona volesse andare in pensione 5 anni prima, avendo maturato i requisiti, prenderebbe il 10% in meno.

L’intento, dichiarato da sempre, è di arrivare al 2038 con il minor deficit possibile per i conti dell’Erario. Cercando di mantenere in limiti accettabili la spesa previdenziale di una nazione sempre più vecchia. Come l’Italia è da tempo, purtroppo. E questo risultato di equilibrio si potrà avere solo con un sistema di pensioni autosufficiente. Cioè in grado di reggersi da solo. E, per fare questo, i sacrifici dovranno farli certamente i futuri pensionati. Che prenderanno ancora meno degli odierni.

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