Se l’Italia vuole i soldi, deve fare le riforme: parola di Francia e Germania

Se l’Italia vuole i soldi, deve fare le riforme: parola di Francia e Germania. Proprio così. Questo è quanto emerso, tra l’altro, nella riunione bilaterale al Castello di Meseberg, tra i leader di Francia e Germania. Merkel e Macron hanno rinnovato, per l’ennesima volta, l’alleanza di ferro che ha creato l’Europa moderna. Ed affermato senza tema di smentite che il piano proposto finora, che prevede il Recovery Fund, è l’unico attuabile. Anche perché non ci sono altre proposte. Non solo. La cancelliera tedesca è stata estremamente chiara anche su un altro punto. Legare l’azione anticrisi anche all’agenda delle riforme è una proposta eccellente. In termini esaustivi: fate le riforme che servono. In fretta. Altrimenti niente soldi.  E le riforme che servono al sistema Italia sono tutte contenute nella lettera che l’Unione Europea ha inviato al nostro Paese qualche settimana fa. Altro che diminuzione (farlocca) dell’IVA.

Riforme ben conosciute da noi. Lavoro, giustizia, Pubblica Amministrazione, ambiente, energia, infrastrutture. Praticamente non c’è un aspetto della gestione della cosa pubblica che non vada riformato. Lo sappiamo benissimo, noi italiani. Anche se facciamo orecchie da mercante. E lo sanno benissimo in Europa, soprattutto i partner forti e garanti dell’unità europea. Francia e Germania, appunto.

Domani inizia il semestre europeo tedesco. Il 19 luglio ci sarà il Consiglio Europeo che dovrà porre la parola fine alla questione del Recovery Fund. Anche perché senza sua approvazione non ci sarà nessuna erogazione di soldi. Le aspettative di Berlino sono di un’approvazione senza se e senza ma. E rapida. In ogni caso prima dell’estate, obbligatoriamente. Lo ha detto anche la Presidente della Commissione von der Layen. Perché se si vuole che i soldi arrivino presto, bisogna agire quanto prima. E se l’Italia vuole i soldi, deve fare le riforme: parola di Francia e Germania.

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Se l’Italia vuole i soldi, deve fare le riforme: parola di Francia e Germania

Potranno esserci delle modifiche al Recovery Fund, ma l’ossatura deve essere quella. Deve essere un fondo di rilancio che serva a qualcosa, e che aiuti i Paesi e le regioni più toccati dalla crisi. E più toccati del Bel Paese è difficile trovarne. Ma ogni Paese, hanno sottolineato Macron e Merkel, deve anche guardare al proprio interno, e fare ciò che deve fare a livello nazionale per rendere l’economia competitiva. La richiesta all’Italia, ed a chi come noi deve cambiare profondamente (non siamo i soli, anche se siamo i più importanti) è continua e ossessiva.

E meno male. Perché la tipica inazione italiana continua senza sosta. Dall’altra parte, continua la persuasione morale nei confronti dei paesi frugali. Perché bisogna che capiscano che non c’è interesse nel vedere alcuni membri, ed in particolare mercati importanti  dell’economia europea, essere colpiti e/o puniti. Il Piano Europeo di Rilancio è quindi sì solidarietà, ma è anche interesse. Interesse di tutta l’Europa. E quindi deve prevalere l’interesse di tutti, non dei singoli.

L’Italia sa che deve essere seria. Sa che deve essere in grado di presentare progetti credibili per accedere al Recovery Fund. E che questi progetti non possono prevedere che riforme profonde e sostanziali della struttura della Nazione. E’ l’occasione di far compiere al Paese un bel balzo in avanti, con l’aiuto di tutta l’Europa. Speriamo che i nostri governanti siano all’altezza della situazione.

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