Se l’insegnante insulta gli alunni ricorre il reato di abuso dei mezzi di correzione

Chi ricopre una funzione educativa dovrebbe essere realmente cosciente dell’importantissimo ruolo ricoperto nella società e della responsabilità ad esso connesso.

Sicché, i danni da violenza che può provocare un’educatrice, non sono solo quelli derivanti da lesioni fisiche (come nel caso delle maestre che malmenano i bambini) ma anche quelle morali scaturenti da aggressioni verbali.

Naturalmente, frasi ingiuriose, offensive e deleterie per l’autostima di ragazzini adolescenti, sono idonee ad ostacolare lo sviluppo psichico e la crescita morale ed emotiva degli stessi.

In questa direzione, e in maniera decisa, la Cassazione, con sentenza n. 7011/2021 ha confermato la condanna alla reclusione per un’insegnante responsabile di aver insultato e offeso, in maniera aggressiva, i suoi alunni adolescenti. Da qui la massima secondo cui se l’insegnante insulta gli alunni, ricorre il reato di abuso dei mezzi di correzione.

La gravità di siffatto comportamento sarebbe da ascrivere al concreto pericolo che esso concretizza a carico della salute mentale degli adolescenti.

Il caso

La Corte di Cassazione, con la sentenza su indicata, si è occupata del caso di un’insegnante che insultava gli alunni di 14-15 anni con epiteti ingiuriosi. Oltre che con frasi dirette alla loro sfera sessuale, accompagnando siffatto gergo volgare e offensivo con atteggiamenti aggressivi.

Per questa ragione, ha respinto l’appello dell’imputata, confermando la sentenza di Corte di Appello che aveva inflitto all’imputata la pena di tre mesi di reclusione. Nonostante l’incensuratezza. Il tutto, contestandole il reato di abuso dei mezzi di correzione.

Nella specie, la donna era solita utilizzare termini quali “deficiente”, “troia”, “sperma”, “marcio”, “marciume”, “cagna” e simili, durante le ore di lezione. Nonché mostrare il dito medio, spintonare gli alunni. E, ancora, colpirli con libri o registri, lanciare loro oggetti ecc.

Sicché, detto comportamento, è stato giudicato fortemente lesivo della dignità. Oltre che della regolare crescita dei danneggiati, vera e propria fonte di danno alla salute.

Le prove di tanta scelleratezza erano state fornite da documenti. Oltre che da dichiarazioni degli alunni e di un dirigente scolastico. Sulla scorta di tutto quanto provato ed accertato, in definitiva, la Suprema Corte ha disatteso tutte le eccezioni e doglianze sollevate dalla ricorrente, imputata.

In particolare, ha ribadito che se l’insegnante insulta gli alunni, ricorre il reato di abuso dei mezzi di correzione.

E che, in questi casi, la nozione di malattia che rileva ai fini dell’accertamento del danno, è più ampia. Ricomprendendo ogni conseguenza traumatica e rilevante sulla salute psichica delle vittime.

In conclusione, giustamente, ha sanzionato con la reclusione un comportamento deplorevole. Oltre che gravemente pericoloso per la salute degli individui, in genere. E, a maggior ragione, per soggetti in fase di formazione.

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