Se il gas è al centro dell’attenzione presto potrebbe esserlo di nuovo il petrolio

Gli operatori continuano a vivere tra timori e speranze con il risultato che, sui mercati azionari, si sta diffondendo una sempre più ampia volatilità. La dimostrazione, seppur parziale, arriverebbe già le ultime 24 ore. Infatti al quasi +2% intravisto in chiusura ieri a Piazza Affari, fa da contraltare il -2,1% registrato, sempre sull’indice italiano, non più tardi delle 12.45.

Quello che è certo, dunque, è che il fattore materie prime e tensione sui prezzi delle commodities, energetici soprattutto, continuerà ad essere un market mover determinante per i prossimi mesi. Secondo le dichiarazioni degli analisti del Centro Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo l’aumento visto sul fronte delle quotazioni potrebbe essere uno stimolo ad un aumento dell’offerta. Il che, a sua volta, potrebbe essere un fattore utile per un riequilibrio del settore. Il tutto parallelamente ad una maggiore razionalizzazione dei consumi favorita dalle nuove tecnologie. Ma prima che ciò avvenga è possibile che occorra altro tempo.

Se il gas è al centro dell’attenzione presto potrebbe esserlo di nuovo il petrolio

Per questo motivo l’economia dovrà fare i conti con nuovi protagonisti e con quelle che saranno presto le parole del mercato di domani: deflazione, stagflazione, reflazione e inflazione. Una sorta di vocabolario con il quale gli operatori potrebbero avere spesso a che fare nel prossimo futuro. E che sarà regolato dall’andamento delle materie prime.

Ma se il gas è al centro dell’attenzione presto potrebbe esserlo di nuovo il petrolio. Quest’ultimo, tra l’altro, reduce da un rialzo del 50% da inizio anno. Infatti John Driscoll, capo stratega di JTD Energy Services, ritiene che il barile potrebbe correre fino a raggiungere i 100 dollari al barile. Recentemente l’OPEC+ ha deciso di non aumentare la produzione di greggio nonostante la domanda sia in aumento. Partendo da questo presupposto, perciò, la produzione di petrolio di novembre dovrebbe rimanere di 400.000 barili al giorno. Ma cosa accadrebbe, si chiede l’analista, in caso di problemi tecnici per l’approvvigionamento? Oppure qualora l’inverno dovesse presentarsi con temperature particolarmente rigide? Si tratta di un’eventualità possibile visto che il cambiamento climatico ha esacerbato le manifestazioni meteorologiche. Inevitabilmente la prima conseguenza si vedrebbe sulle quotazioni del greggio.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili QUI»)

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