Se il consulente finanziario deve guadagnare il più possibile, c’è da fidarsi sempre?

Se il consulente finanziario deve guadagnare il più possibile, c’è da fidarsi sempre? Chi sono i consulente finanziari di cui parliamo? Alcuni sedicenti consulenti d’investimento abilitati all’offerta fuori sede, purtroppo. Fortunatamente non sono tutti così. Ci sono fiori di professionisti. Ma alcuni, purtroppo, macchiano la categoria. Abbiate la bontà di continuare a leggerci e capirete perché a volte può succedere.

Chi è un consulente d’investimento? E’ una persona che consiglia un risparmiatore su dove investire il proprio denaro. E lo fa nell’interesse esclusivo del cliente. Alla stessa stregua di un qualunque altro professionista. Come fa, ad esempio, un avvocato, notaio, geometra, architetto, medico, ingegnere, ecc. Per fare questo, ovviamente, non deve avere conflitti di interesse. Deve cioè consigliare al cliente il prodotto che meglio risponda alle esigenze di rischio/rendimento di quest’ultimo. Perché il vero consulente non guadagna niente dai prodotti che consiglia al cliente. Il vero consulente è retribuito come ogni altro professionista. A parcella.

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Purtroppo in Italia di veri consulenti indipendenti ce ne sono ben pochi. Poco meno di 300. E ci sono solo circa 50 società di consulenza seria. Il resto sono gli ex promotori finanziari. Professionisti della promozione finanziaria, appunto. Cioè della vendita di prodotti finanziari. Come sono nati. E come sono rimasti, nonostante il cambio di nome del 2016. Che adesso li ha trasformati in consulenti abilitati all’offerta fuori sede.

Se il consulente finanziario deve guadagnare il più possibile, c’è da fidarsi sempre?

L’ex promotore finanziario, oggi promosso consulente finanziario, guadagna a provvigione. Non lo sapevate? La prossima volta che vi visita, chiedetegli come è retribuito. Forse potrebbe faticare a dirvelo. Anche perché prima non ve l’ha detto. Ma anche voi, quasi sicuramente, non glielo avete mai chiesto. Ma è così. Gli ex promotori hanno, purtroppo, un conflitto di interessi. Infatti sono pagati a provvigione a retrocessione in percentuale su quanto riescono a far sottoscrivere. E il conflitto di interessi sta anche in altro. Nel fatto che potrebbero aver interesse a far sotttoscrivere prodotti che gli rendano di più come provvigione. Ma che magari sono meno performanti, per il cliente, di altri meno costosi.

E sapete come sono inquadrati, lavorativamente parlando? Come agenti di commercio. Che versano contributi all’Enasarco. Se fossero davvero solo dei consulenti avrebbero una partita IVA. Come tutti i liberi professionisti. Purtroppo questa questione della consulenza, in Italia, è un problema annoso. Che permarrà fintanto che non verrà spezzata la catena del pagamento del professionista a provvigioni.

Un’ultima cosa. Attenzione anche alle decine di migliaia di bancari che vi attendono in banca dietro la targhetta “consulenza investimenti” o simili. Sono dei nuovi consulenti anche loro. Ma anch’essi, sfortunatamente, soggetti allo stesso bias che abbiamo descritto prima. Cioè ad essere pagati in relazione a quanto voi investite.

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