Se fossimo sull’orlo di un precipizio le banche reggerebbero a un’eventuale crisi economica?

Le due gravi crisi di inizio Millennio, quella dei subprime e l’attuale legata al Covid, hanno alcuni tratti in comune. Uno di questi è l’aver coinvolto in prima linea l’intervento delle Banche centrali a sostegno delle economie di “loro competenza”.

Non solo: queste istituzioni sono inoltre il primo punto di riferimento per i singoli istituti bancari delle rispettive aree di riferimento. Ora, da più fronti non mancano di giungere grida d’allarme in merito all’attuale pantano in cui è annaspata l’economia nazionale. In questa sede ci chiediamo dunque: se fossimo sull’orlo di un precipizio le banche reggerebbero a un’eventuale crisi economica? Procediamo.

Gli ingenti stimoli all’economia

L’eccezionalità delle due grandi crisi mondiali su citate ha mandato in soffitta molte delle vecchie regole di politica monetaria. Una su tutte, il tenere a bada l’inflazione, ormai contratta di suo per via della persistente crescita lenta.

Da tempo ormai le Banche centrali di fatto vestono i panni delle paladine dell’economia, a suon di tagli sui tassi, ingenti iniezioni di liquidità e acquisti monstre di titoli obbligazionari. Insomma, uno tsunami di interventi senza precedenti, in ogni angolo del globo, per dar man forte al PIL.

Restringendo l’analisi alla sola Eurozona, si pensi all’ultimo programma PEPP della BCE. Lanciato nel marzo scorso, è stato poi rifinanziato altre due volte, per un totale (ad oggi) di 1.850 miliardi. Tale programma, inoltre, è stato anche esteso nel tempo, giacché, almeno per adesso, è stato prolungato fino a marzo 2022.

Oltreoceano la musica non è andata poi tanto diversamente, anzi gli interventi della FED sono stati addirittura maggiori. Dall’inizio della pandemia ad oggi, la FED ha rimodulato la portata dei suoi interventi portandoli, dagli originati 4mila miliardi di dollari, fino ai 7.400 di dicembre (+85%).

Il vero timore è legato alla crescita delle insolvenze

Tuttavia, uno degli attuali crucci degli economisti è in merito all’incerta evoluzione che avrà il trend delle insolvenze aziendali. Queste, infatti, puntualmente, vengono dopo una grande crisi come l’attuale. Quante corporate nel futuro prossimo non saranno più in grado di onorare i loro debiti?

Non si tratta di uno scenario irrealistico o da puro allarme sociale, ma solo ignoto nei tempi e nelle dimensioni. Lo ha citato e rimarcato lo stesso ex Governatore BCE, Mario Draghi, a metà dicembre. Quando quanto al gruppo di lavoro del G-30 disse: “Le Autorità devono agire urgentemente. Perché in molti Paesi siamo sull’orlo del precipizio in termini di solvibilità, specie le PMI e con i programmi di sostegno in scadenza e il capitale esistente che viene eroso dalle perdite”. Parole alquanto eloquenti.

Il punto da cui partire rimanda dunque al fatto che Covid lascerà uno strascico di aziende moribonde. Le quali zavorreranno anche i bilanci delle banche che hanno concesso loro credito. Ora, bene o male, queste sofferenze bancarie si distribuiranno tra tutti gli istituti di credito, come a dire che nessuna ne sarà esente.

La differenza la faranno la loro incidenza sui singoli istituti. Ed anche la presenza, al loro interno, di board in grado di gestire al meglio il binomio rischio e concessione del credito. In simili contesti, la presenza di un management scrupoloso e timoroso di ogni forma di moral hazard è un pre-requisito, per evitare futuri guai peggiori. Tuttavia, sarà il tempo a dare le opportune risposte.

Se fossimo sull’orlo di un precipizio, le banche reggerebbero a un’eventuale crisi economica?

L’esigenza di muoversi anzitempo e non lasciarsi sopraffare dagli eventi sarà cruciale anche nella gestione di questa crisi. La politica fiscale – sostengono schiere di illustri economisti – dovrà smetterla di essere di tipo assistenziale in quanto non porterà da nessuna parte. Al massimo potrà strappare qualche voto in più, ma non è questo ciò di cui necessita il Paese.

La politica monetaria (BCE), dal canto suo, sta già facendo tantissimo e di certo non potrà sostituirsi alla politica fiscale, di competenza dei Governi. L’Eurotower, infatti, da tempo chiede agli Stati membri di spingere sulle politiche di tipo keynesiane, lungimiranti, tese a creare lavoro e ricchezza reale.

Dunque, se fossimo sull’orlo di un precipizio, le banche reggerebbero a un’eventuale crisi economica? Di mezzo, come sempre, tra Governi, BCE, mondo delle imprese e delle famiglie, ci sono loro, le nostre banche. Proteggerle, proteggendo dapprima famiglie e imprese, vuol dire difendere i risparmi (e la serenità) della collettività.

Significa anche evitare, sin sul nascere, ogni forma di crisi di liquidità o di tipo sistemico. Al riguardo, la precedente crisi post-Lehman ha dimostrato che simili forme di cortocircuito sono tutt’altro che fantascienza. Specie laddove i singoli istituti di credito nazionali dovessero (mai) entrare in crisi.

Ecco dunque illustrate le ragioni per cui ci siamo chiesti: ma se fossimo sull’orlo di un precipizio le banche reggerebbero a un’eventuale crisi economica?

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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