Se accetto un lavoro perdo la disoccupazione?

Se accetto un lavoro perdo la disoccupazione? Cosa accade in questi casi e come fare per non perdere né il lavoro né l’indennità Naspi? Il team di esperti in materia fiscale di PdB vi spiega nel dettaglio in cosa consiste e come funzionano le limitazioni.

In quali casi si percepisce la Naspi

È possibile lavorare e prendere contemporaneamente la disoccupazione? Sembrerebbe un controsenso, eppure la Legge prevede alcuni margini di reddito che non compromettono il diritto alla disoccupazione. Esistono dei casi in cui il lavoratore svolga per una certa parte dell’anno un lavoro da dipendente, ad esempio stagionale, e risulti al contempo titolare di P. Iva. In questi casi, dovrebbe rinunciare all’indennità Naspi una volta che perde il lavoro stagionale?

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In altri casi, il lavoratore percepisce l’indennità Naspi e riceve al contempo un’offerta di lavoro occasionale. Come sarebbe preferibile agire in tali circostanze? Si perde l’indennità Naspi quando si lavora o quando si percepisce un reddito minimo da altra attività? In merito allo status di disoccupato, la normativa ha posto delle condizioni di inclusione o esclusione.

Come molti contribuenti sapranno, la Naspi è una forma di indennità economica che si riconosce al lavoratore in stato di disoccupazione. L’importo e la durata del sussidio sono la risultante di una calcolo che tiene in considerazione le retribuzioni degli ultimi 4 anni. Durante il periodo in cui si percepisce l’indennità Naspi, il lavoratore ottiene anche il versamento dei contributi figurativi INPS utili al diritto pensionistico. Un approfondimento sul valore dei contributi figurativi durante la disoccupazione è consultabile qui.

Quali sono le condizioni determinanti lo status di disoccupato

Se accetto un lavoro perdo la disoccupazione? A tal riguardo è una circolare dell’Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive sul lavoro) a dare precisi chiarimenti. Nella circolare Anpal 1/2019, si specifica che lo stato di disoccupazione si considera tale non esclusivamente per chi è totalmente privo di occupazione. Anche quei lavoratori che percepiscono un reddito da lavoro dipendente o autonomo minimo, possono rientrare nella categoria. Esistono tuttavia delle limitazioni ai guadagni ben precise.

Ad oggi, le persone che si possono considerare disoccupate sono quelle che presentano i seguenti requisiti:

A) hanno rilasciato la dichiarazione di immediata disponibilità all’impiego (Did) e non svolgono attività di lavoro autonomo o subordinato;

B) hanno rilasciato la Did e svolgono un’attività lavorativa con reddito corrispondente ad un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni: questo significa che la soglia di reddito massimo da lavoro dipendente per conservare lo status di disoccupato è di € 8.145 annui. La soglia di reddito scende se si tratta di redditi da lavoro autonomo. In questo caso, si conserva lo stato di disoccupazione se il tetto massimo dei redditi annui non supera i € 4.800 annui.

Quando si riduce l’indennità?

Un aspetto che però bisogna tenere a mente è che se sussiste una differente forma di guadagno, l’indennità Naspi si riduce dell’80% sull’importo spettante. Nei casi di lavoro a chiamata senza obbligo di risposta, di tirocinio o di lavoro occasionale, non si verificano incidenze sullo status di disoccupato. Questo a patto che non si superino le soglie indicate e che restino salde le condizioni che configurano la persona come disoccupata.

Se, invece, la durata del nuovo lavoro è inferiore a sei mesi e supera i limiti imposti, allora l’INPS blocca l’erogazione della Naspi. L’indennità si perde completamente quando il nuovo contratto supera la durata di sei mesi. Questa condizione resta valida anche se si tratta di contratto di lavoro autonomo di durata superiore a sei mesi.

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