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Scopriamo il museo della Mafia di Corleone

La Mafia è da sempre il soggetto preferito per registi e scrittori cinematografici. La lotta tra bene e male, anche quando sembra che non vi sia una netta separazione tra le due, è l’elemento fondamentale per capire questo movimento nato negli anni 60’ dell’Ottocento.

L’efferatezza, l’essere sanguinari, ma anche il diritto d’onore cui sottostavano le famiglie mafiose hanno affascinato il cinema, facendone un cult. Ma la mafia è ancora oggi tutt’altro che finzione, anche se ha modificato comportamenti e ambiti di azione. Per questa ragione forse continuiamo a parlarne in fiction, film e sceneggiati a puntate, per non dimenticare.

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Ecco la ragione per cui nasce a Corleone il C.I.D.M.A. o Centro Internazionale di Documentazione sulle Mafie e dei movimenti antimafia. Scopriamo il museo della mafia di Corleone.

Origini della Mafia

La Mafia nasce negli anni della liberazione dell’Italia e della spedizione garibaldina in Sicilia. Garibaldi riesce a sconfiggere i Borboni, indiscussi regnanti dell’allora Regno delle Due Sicilie, lasciando promesse agli abitanti dell’isola.

Le grandi promesse non furono rispettate e la vita e l’economia dei siciliani peggiorarono. Il fenomeno della Mafia nasce quando i grandi proprietari terrieri, ormai privati del loro potere, cercarono di reprimere le rivendicazioni contadine. Nascono così i gabellotti, o grandi latifondisti e affittuari, che cominciarono a gestire le terre tra violenza e angherie.

I mafiosi riuscirono pian piano a prendere potere contrapponendosi al fenomeno del brigantaggio, nato dalla disperazione dei contadini. La mafia comincia quindi a insinuarsi nelle classi dirigenti e politiche, fino ad arrivare a oggi.

Scopriamo il museo della Mafia di Corleone

Corleone è stato un centro importantissimo per la storia della Mafia. Corleone è stata la città natale del famoso e terribile capo mafia Totò Riina, appartenente alla famiglia dei “Corleonesi” e designato come ultimo vero boss della mafia siciliana. A lui si rimandano le uccisioni dei giudici Borsellino e Falcone nel 1992 e altrettanti attentati.

Questo piccolo paese dell’entroterra siciliano oggi si è proclamato simbolo della feroce lotta alla Mafia, dopo essere stato centro di comando degli ultimi terribili interventi del capo mafioso Riina. Corleone e i suoi cittadini, dopo l’arresto del boss, hanno sentito l’esigenza di reagire e pulire la loro cittadina da questa nomea. Nasce con questo intento il CIDMA, un’associazione senza scopo di lucro che si pone come obiettivo quello di far conoscere la storia della mafia e lo studio del fenomeno in tutte le sue forme.  In questo centro di studio, le persone sono invitate a entrare nella mente delle personalità dei mafiosi, attraverso le leggi non scritte delle famiglie, ripercorrendone la storia. Una sezione è dedicata parallelamente ai movimenti antimafia e a coloro che si sono battuti e sono morti per sconfiggere questo cancro.

L’obiettivo è contrastare il fenomeno mafioso in tutte le sue forme attraverso una conoscenza solida e consapevole di come e dove la Mafia agisce. Il CIDMA fornisce anche tutti gli strumenti normativi e di ricerca per trovare modalità sempre più valide nella lotta contro la mafia, il riciclaggio, lo spaccio, lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina, il terrorismo e tutti quei fenomeni dove la mafia ha trovato terreno fertile.

Le stanze del Museo

Scopriamo il museo della Mafia di Corleone attraverso le sue stanze:

a) Stanza dei Faldoni: vengono custoditi i documenti del famoso Maxi Processo di Palermo per crimini di mafia. Esso vide imputati 460 persone e coinvolti 200 avvocati difensori. I documenti conservati in questa stanza sono stati donati dalla Camera Penale del Tribunale di Palermo. Rappresenta la più grande testimonianza del lavoro compiuto da Falcone e Borsellino.

b) Stanza dei Messaggi: qui la fotografa Letizia Battaglia, siciliana e tra le più grandi documentariste del fenomeno mafioso, conserva una serie di fotografie scattate nel corso di eventi di origine mafiosa. Omicidi, sparatorie, corpi dilaniati, bombe, documenti importantissimi per individuare le caratteristiche dell’agire mafioso negli anni 70’ e 80’.

c) Stanza del dolore: Shobha, figlia della fotografa Letizia Battaglia, ha curato una mostra permanente tra le proprie immagini e le foto più drammatiche e crude della madre. Osservando da vicino le conseguenze dirette del fenomeno mafioso specialmente per le famiglie.

d) Sala Carlo Alberto dalla Chiesa. Dedicata al generale che mostra una selezione di fotografie di alcuni tra i boss mafiosi più conosciuti accostati a grandi uomini della giustizia.

Il museo è aperto a studiosi, semplici curiosi e turisti che si immergeranno nella storia della Mafia, tralasciando per un momento la bellezza del mare e dell’entroterra della Sicilia. Scopriamo il museo della Mafia di Corleone, perché può essere un ulteriore invito a farci consapevoli della cultura del nostro Paese e dei fenomeni che lo hanno accompagnato nei secoli.

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