Scoperto il terzo elemento per il benessere psicofisico

È stato scoperto il terzo elemento per il benessere psicofisico. Fino a ieri si era  sostenuto che il segreto consistesse nel mangiare correttamente e nel fare una sana e costante attività fisica. A beneficio non solo per l’estetica, ma anche (o soprattutto?)  come pre-condizione necessaria, ma non sufficiente, per la longevità. Di recente però l’antropologo Scott Carney ha posto una terza condizione come necessaria per il nostro star bene nel lunghissimo periodo. Consiste nell’esporre l’organismo agli estremi, tipo quelli di natura climatica: ad esempio tanto caldo o tanto freddo. Il motivo è presto detto: rendere l’organismo più forte e resistente alle sfide più difficili. Vediamo di capirne di più sulla faccenda.

Sport e alimentazione non bastano

Da decenni le teorie sul benessere psicofisico pongono sport e sana alimentazione alla base della longevità. Le dimostrazioni al riguardo non mancano e sono tutte concordi a suffragare la bontà di queste teorie. Chi è in salute abbassa le probabilità di incappare in malattie a forte impatto sull’organismo. Ora, l’antropologo si chiede se tutto ciò sia sufficiente. No, è la sua risposta, sostenendo che solo chi allena il corpo anche agli stress ambientali riesce a garantirsi il potenziale massimo della struttura fisica. Ponendo, quindi, le maggiori premesse per la longevità. 

Le ragioni alla base della sua teoria

La situazione di partenza da cui muove l’antropologo è che le moderne società concedono agli esseri umani troppe comodità. Esempi: l’aria condizionata, sia d’estate che d’inverno; mille forme di mobilità e di mezzi di trasporto, invece del camminare. E poi cibi sempre più elaborati e raffinati, distanti anni luce dai “frutti della terra” che raccoglievano i nostri progenitori. Ma per lo studioso il nostro organismo è anche e soprattutto il frutto dell’evoluzione naturale della specie.

Quindi, sostiene, privarlo del tutto di tante di queste dimensioni, alla lunga ne impoverirebbe la capacità di resistenza. Per migliaia di anni la scatola umana ha vissuto a diretto contatto con la natura e insieme ad essa si è evoluta. Dunque, può bastare il tempo di poche generazioni per stravolgere quello che ha funzionato e ha regolato il tutto per millenni?

Dall’altro lato lo studioso non si fa sostenitore di stili di vita estremi. Anzi ci tiene a mettere in guardia dai seri rischi che si corrono in caso di sfide estreme e prolungate. Si pensi a quelle esperienze di natura ambientale nel deserto, sui ghiacciai, sulle altitudini, nelle profondità.

Scoperto il terzo elemento per il benessere psicofisico

Inoltre l’impianto delle sue teorie non intende sminuire i benefici acquisiti dalle recenti scoperte scientifiche. Senza di esse, infatti, in molti casi sarebbe addirittura a rischio la stessa sopravvivenza umana. Si pensi ai ventilatori meccanici in uso agli ospedali che, solo pochi mesi fa, hanno salvato la vita ai contagiati dal Covid-19. Ciò che lo studioso mette in discussione è l’eccessivo comfort e benessere che non stimola più certi meccanismi primitivi legati alla sopravvivenza. 

Difficile stabilire dove sia il giusto equilibrio. Più semplicemente l’antropologo suggerisce solo di privarsi di un pò di comfort. Provare ad osare, senza esagerare. Ecco  allora scoperto il terzo elemento per il benessere psicofisico: non sottrarre il proprio organismo alle piccole sfide quotidiane, anche a scapito di un rassicurante comfort. Ad  esempio, evitare un condizionatore acceso tutto il giorno: potrebbe rivelarsi un toccasana per l’ambiente, per il  portafoglio e la nostra salute.

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