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Scenari post elettorali in Italia

Oggi intendo soffermarmi sui principali problemi che il nostro paese si troverà ad affrontare dopo le elezioni, con particolare riferimento a quelli che maggiormente impattano sulla situazione economica.

Mentre in Germania, infatti, la Merkel pare aver trovato, come si dice in gergo, la quadra per riuscire a formare l’ennesimo governo, in Italia rimangono incerti sia gli esiti elettorali, che il modo di affrontare i problemi.

Molto probabilmente, con la legge elettorale in vigore, non sarà possibile formare un esecutivo omogeneo, basato solo sulla coalizione di partiti che si presentano alle elezioni.

Sono quindi possibili commistioni di vario tipo, di cui la più probabile, secondo taluni analisti, anche se smentita formalmente dai diretti interessati, sarebbe un’alleanza tra PD e componenti del centro destra.

Ma, più che la forma di governo, preoccupano i molti problemi che l’Italia continua a portarsi dietro e che, nel corso del tempo, ancora paiono lontani da una concreta soluzione.

Primo tra tutti il debito pubblico, su cui più volte l’UE ci ha richiamato al rispetto della riduzione.

La maggior parte delle proposte politiche in materia economica, in questa campagna elettorale, riguardano la possibilità di riduzione della pressione fiscale, ma cosa significa questo?

La riduzione della pressione fiscale costituisce certo una boccata d’ossigeno per l’economia, ma potrebbe costituire un problema ulteriore per le casse statali, in assenza delle necessarie coperture.

Da un punto di vista tecnico, la cosa è possibile solo se a sua volta, come sostengono i fautori di tale misura, si instaura un effetto leva sull’economia.

Nel senso che quanto risparmiato in termini di tasse vada in misura significativa speso in acquisti per beni di consumo ed investimenti, in modo da incrementare la base imponibile.

Il problema è che questo non è un effetto automatico, e potrebbe quindi succedere, soprattutto in periodi caratterizzati da pessimismo, che quanto risparmiato in termini fiscali si preferisca conservarlo.

Il che determinerebbe un ulteriore buco nelle finanze pubbliche.

A fronte di tutte queste incertezze, e comunque anche a prescindere da queste, occorrerebbe quindi affrontare il problema del debito seriamente, dicendo cosa fare in concreto, a prescindere da eventuali effetti leva legati alla riduzione delle tasse.

A mio avviso, l’unico modo serio per affrontare la questione sarebbe quello di vendere tutta una serie di asset che lo stato detiene, ma non i soliti immobili, di cui tanto si è parlato.

Questi spesso sono difficili da vendere, proprio perché rappresentati da strutture particolari.

Ed anche sul discorso delle privatizzazioni societarie, sappiamo che il relativo flusso finanziario non produrrebbe chissà quali introiti.

L’unica alternativa seria pare, quindi, essere quella di dismettere asset come riserve valutarie ed aurifere, ma in tale ambito siamo alle prese con annosi problemi giuridici, che tuttavia alcuni esperti potrebbero approfondire e risolvere.

Peccato non si sia già affrontato definitivamente il problema con soluzioni come le cartolarizzazioni garantite da tale categoria di asset.

L’altro principale problema è quello di garantire l’effettività dei diritti di cittadini e soggetti economici.

L’Italia è considerata stato di diritto e patria del diritto, ma i diritti, di cui tanto si parla, spesso non sono realmente garantiti.

E da tale problema deriva anche una minor propensione ad investire rispetto a paesi esteri, in cui i diritti sono, invece, maggiormente garantiti.

Vogliamo fare alcuni esempi, tratti anche dalla cronaca più recente?

Alcuni reati legati a forme di corruzione contro le aziende, come ispettori fiscali corrotti che vessavano le aziende che non pagavano una forma di pizzo con una serie di controlli abusivi, erano forse destinati a cadere in prescrizione.

Proprio perché a sua volta il cancelliere di un tribunale, a sua volta corrotto, insabbiava i fascicoli sino a prescrizione avvenuta.

Per non parlare dei casi dei rapporti tra pubblica amministrazione ed aziende.

Spesso la pubblica amministrazione paga in ritardo, e peraltro neppure risponde alle sollecitazioni di cittadini e soggetti economici che intendono far valere i propri diritti.

Ma in questa campagna elettorale neppure si sente parlare di tali problemi, come se non esistessero, o al più si sentono i soliti discorsi triti e ritriti, da cui comprendi che tutto resterà come prima.

La corruzione vedrà anche alcuni casi in cui alcuni responsabili finiranno sotto processo, e talora alcune pubbliche amministrazioni potranno subire le condanne di giudici o gli interventi del difensore civico, ma resta il paese con le sue generali aspettative a domandarsi perché in altri paesi i comportamenti siano diversi, senza corrotti da pagare per ottenere favori, e senza una pubblica amministrazione che neppure ti risponde.

Infatti una statistica ci dice anche che in Italia spesso gli addetti ai cosiddetti URP, cioè uffici relazioni con il pubblico, della pubblica amministrazione, spesso neppure rispondono alle istanze presentate.

A conclusione di questo articolo, possiamo solo ricordare il detto spes, ultima dea, ma cittadini e soggetti economici non possono basarsi solo su speranze, spesso purtroppo molto più vane rispetto ad altri paesi.

Non resta che confidare in una cambiamento di mentalità, anche se in Italia tardivo ad attecchire.

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Cimatti Mario Marco

Scenari post elettorali in Italia ultima modifica: 2018-01-23T07:50:25+00:00 da Gian Piero Turletti
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