Scandalo delega di pagamento: le finanziarie spingono le famiglie al sovraindebitamento?

In questo articolo vogliamo approfondire un prodotto finanziario che, se gestito male, può generare una situazione insostenibile per molti consumatori. Gettando sul lastrico intere famiglie colpevoli di aver sottoscritto un finanziamento di troppo. Non a caso, infatti, la Legge 3/2012 in materia di sovraindebitamento è nota come “salva suicidi”. Vediamo cosa sono i prestiti con delega di pagamento e perché, in alcuni casi, possono essere così dannosi. Scopriamo un vero e proprio scandalo delega di pagamento: le finanziarie spingono le famiglie al sovraindebitamento?

Come ragionano banche e finanziarie

Quando richiediamo un prestito personale oppure un mutuo, la banca valuta attentamente una serie di parametri. In particolare, l’istituto verifica che i richiedenti non siano presenti nella lista dei cattivi pagatori e che le rate siano sostenibili. Il cosiddetto rapporto rata-reddito è un indicatore che presume la capacità di rimborsare i debiti da parte del cliente. Le banche verificano attentamente che ai clienti rimanga denaro sufficiente per le spese mensili dopo aver pagato le rate.

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Se la banca dovesse dubitare della sostenibilità del finanziamento quasi certamente non finanzierebbe quel richiedente. l motivi di questa attenzione sono esclusivamente di tutela della banca. Le finanziarie che erogano cessioni del quinto invece, non si interessano minimamente della sostenibilità per i clienti. Così come non badano ad eventuali pregiudizievoli in capo ai richiedenti. Sarà il datore di lavoro infatti, a trattenere una quota dello stipendio del dipendente ed a pagare la finanziaria.

Scandalo delega di pagamento: le finanziarie spingono le famiglie al sovraindebitamento?

La cessione del quinto rischia, quindi, di sommarsi ad altri debiti e a lasciare al debitore solo una piccola quota di stipendio. Ma la normativa prevede un ulteriore strumento, molto simile alla cessione. La delega di pagamento è una forma di finanziamento riservata ai lavoratori dipendenti, anche detta “secondo quinto”. Questo perché può sommarsi ad una cessione ed arrivare ad una trattenuta in busta paga della metà della retribuzione. Come accade per la cessione, le finanziarie non considerano eventuali altri debiti.

Semplicemente perché la restituzione delle loro rate è garantita dal datore di lavoro. Delle sorti del cliente debitore certo non si interessano. Non a caso, le cessioni e deleghe di pagamento richiedono la sottoscrizione di una polizza sulla vita e sul lavoro del contraente. In altre parole, in caso di licenziamento o morte del cliente, le rate le paga la compagnia assicurativa.

Il rischio di non farcela

Cessioni e deleghe di pagamento sono tra le forme di finanziamento più costose. Basta fare una simulazione sul sito di una finanziaria per trovare tassi che spesso superano il 15% annuo. Cosa potrebbe succedere ad una famiglia con un mutuo a carico che abbia successivamente richiesto anche cessione e delega? Molto probabilmente si troverebbe con rate mensili che superano l’80% del reddito. Facendo un rapido calcolo sulla base di un reddito medio di 1.500 euro, significherebbe dover vivere con 300 euro mensili.

La famiglia quindi, dovrebbe smettere di pagare le rate del mutuo semplicemente per sopravvivere. Rischiando poi di perdere la propria casa. Abbiamo visto lo scandalo delega di pagamento: le finanziarie spingono le famiglie al sovraindebitamento ma esistono delle tutele. La prima è la non obbligatorietà per il datore di lavoro. L’azienda può infatti respingere la richiesta di addebito delle finanziarie. La seconda è la Legge “salva suicidi”, che abbiamo approfondito qui.

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