Saremo domani più poveri per colpa dell’inflazione o della deflazione? Qual è il male minore?

Un lavoratore, un risparmiatore o il proprietario di un immobile posto a rendita cosa hanno da temere da simili scenari? Tanto, perché inflazione e deflazione potremmo ritrovarcele nel prossimo futuro, e nessuno ne sarebbe escluso; sarebbero dolori. Si tratta infatti di due processi inversi ma che in comune hanno il fatto di rendere più povero il cittadino. Gli erodono soldi, potere d’acquisto, lo colpiscono nel presente e nella sua capacità di programmare il futuro. Cerchiamo allora di capire se saremo domani più poveri per colpa dell’inflazione o della deflazione; qual è il male minore?

Definizioni di inflazione e deflazione

In economia col termine inflazione si indica quel processo di crescita generalizzata e continuativa dei prezzi nel corso del tempo. È un parametro fondamentale che influisce sul potere d’acquisto delle famiglie, e il generale andamento dell’economia.  Influenza infine l’operato delle Autorità monetarie, come le banche centrali.

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La deflazione è l’opposto dell’inflazione ed indica un calo del livello generale dei prezzi. La deflazione è in genere un fenomeno molto negativo perché conduce allo strozzamento dell’economia. Non si compra oggi perché si sa che domani i prezzi saranno più bassi: è la fine di ogni economia di mercato. Molto più spesso però si assiste soltanto a un marcato rallentamento dell’inflazione.

Le ragioni della deflazione (o comunque della bassa inflazione)

Ci sarà inflazione o deflazione nel nostro futuro prossimo? È questo il quesito che cercano di sciogliere gli economisti. Molti di essi chiosano che a dominare sarà lo scenario da deflazione o comunque della forte e bassa inflazione. Per avallare la loro conclusione puntano il dito contro tre principali fattori. Essi sono: 1) il forte calo dei prezzi delle materie prime; 2) il crollo del prezzo del petrolio; 3) un mercato del lavoro depresso. Anzi il ritorno alla “normalità” di Fase-2 difficilmente riassorbirà tutta la vecchia forza lavoro. Ancora, finora le politiche fiscali adottate volte ad aiutare famiglie e imprese non si sono dimostrate utili a invertire il trend. I consumi non sono decollati per: 1) i limiti allo shopping; 2) a scopo precauzionale: la gente ha preferito risparmiare anziché consumare.

Ad esempio negli USA l’indice dei prezzi al consumo è sceso dell’1,2% su base annua da febbraio a marzo 2020. La Fase-2, semmai dovesse generare un’esplosione degli acquisti, difficilmente darebbe vita a una prolungata fase inflazionistica.

Le ragioni di chi invece vede inflazione

Altri invece la pensano in maniera diametralmente opposta e prospettano alti tassi d’inflazione per il futuro. Sulla base di quali presupposti e/o ragionamenti di fondo? I seguenti: 1) un aumento molto elevato del rapporto debito/Pil. Anche, affermano, superiore al 20-30% circa rispetto alle previsioni attuali (fonte: Olivier Blanchard, “Is there deflation or inflation in our future?”, 24.04.2020) . Sostengono infatti che le politiche di sostegno all’economia potrebbero rendersi necessarie (sia pure su in dosi minori) anche negli anni a venire. 2) Un elevato aumento del tasso neutro. Ciò potrebbe essere legato all’aumento dei rendimenti sulle crescenti quantità di bond governativi al fine di attrarre il mercato a sottoscriverli. Oppure a un calo del risparmio privato, o a un aumento della domanda di investimenti, o una rinata avversione al rischio. 3) Il predominio fiscale della politica monetaria. Per evitare surriscaldamenti dell’economia, le Banche Centrali alzerebbero i tassi ufficiali d’interesse. Ciò però aumenterebbe il costo per interessi del debito pubblico e, considerati i livelli attuali, lo scenario sarebbe da evitare. Il risultato sarebbe allora un sostegno (indiretto) all’inflazione.

Saremo domani più poveri per colpa dell’inflazione o della deflazione? Qual è il male minore?

A leggere il futuro con gli strumenti attuali, è difficile vedere una forte domanda che porti all’inflazione. È anzi più probabile che il risparmio precauzionale svolgerà un ruolo duraturo, portando le famiglie a bassi livelli di consumo. Idem sul mondo delle imprese, con gli imprenditori più portati a rimandare gli investimenti più consistenti. Guardando infine alla curva dei rendimenti per le obbligazioni indicizzate all’inflazione, si hanno altre conferme al riguardo. Ossia gli investitori non scontano oggi nulla di simile allo scenario inflazionistico. La curva dei rendimenti per le obbligazioni indicizzate all’inflazione risulta infatti negativa, non vedendo aumenti dell’inflazione in tempi brevi.

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