Rottura nell’esecutivo: tesi economiche a confronto

Negli ultimi tempi si parla continuamente di frizioni e di una possibile rottura nell’Esecutivo.

E non solo in riferimento alla questione Siri, ma proprio su temi da tradurre, per gli uni, i Leghisti, in concrete proposte normative, come la Flat Tax, per gli altri, i Pentastellati, quanto meno da rinviare.

Il contrasto non è certamente solo sulla Flat Tax, ma questo tema incarna, a mio avviso, uno degli elementi più importanti che, sia pur unitamente ad altri, spiega gran parte della situazione attuale.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

Rottura nell’esecutivo. Come stanno, dunque, le cose?

Quali prospettive (inevitabile eufemismo) per l’esecutivo?

E quali le conseguenze su conti pubblici e nuovi scenari politici?

In realtà, che il governo pentaleghista potesse avere vita difficile, era stato preventivato non da semplici chiacchiere da bar, ma financo  da Giorgetti.

Come ha rivelato Pisapia, ex sindaco di Milano, il giorno prima della firma dell’ormai famoso contratto, incontrando Giorgetti in aeroporto, quest’utimo gli aveva rivelato questo suo pensiero.

Poi è seguito quel che è seguito, dalla questione Siri al gelo attuale tra i principali esponenti politici, tanto che pare non siano neppure più in contatto tra loro, neppure telefonico.

Come aveva fatto Giorgetti a predire tutto questo?

In fondo, questo aneddoto altro non fa che confermare una problematica di fondo.

Anche a prescindere da questioni contingenti, come quella che ha coinvolto il sottosegretario Siri, il vero motivo di frizione è trovare effettivamente le coperture delle misure economiche previste.

Quando fu siglato il contratto di Governo, in buona sostanza misure come reddito di cittadinanza o Flat Tax potevano essere soggette a due differenti scuole di pensiero.

Indicazione delle specifiche misure di copertura finanziaria, a prescindere da ipotesi di maggior sviluppo economico (via politicamente più difficile perché inevitabilmente scontenta qualcuno).

Oppure, in alternativa, puntare solo su ipotesi di sviluppo economico, che avrebbe comportato, in teoria, un più che sufficiente margine di copertura.

Si era scelta questa seconda strada, con il limite evidente che non esistevano vere clausole di salvaguardia, in caso di un insufficiente sviluppo economico.

Tanto che si arrivò persino ad ipotizzare un parziale default del debito pubblico italiano.

Poi si è verificato quel che abbiamo visto, ma, a prescindere da polemiche su tanti temi, soprattutto su uno si è creata una netta divergenza

Rottura nell’esecutivo: i nodi al pettine

Proprio come un nodo che viene, prima o poi, al pettine, ecco una distinzione fondamentale tra i due leaders di Governo.

Uno, Salvini, continua a puntare sulla visione originale, che peraltro era stata fatta propria da tutto il centro destra.

Puntare, per le coperture, su ipotesi di sviluppo economico e poi, se la cosa non funziona, arrivare anche a sforare determinati coefficienti di deficit/pil e di debito/pil.

Tutto questo si è infatti verificato, anche perché le previsioni di sviluppo, quelle ormai celebri formalizzate da Tria, non si sono poi realizzate.

La realtà, come avevo io stesso evidenziato sin da una prima analisi del contratto di governo, è che i cosiddetti moltiplicatori economici, contengono troppe incognite.

Un conto è se la propensione al consumo dei destinatari di certe misure è accentuata, altro conto è se, ad esempio in periodi di pessimismo e di crisi, la gente tende a risparmiare maggiormente.

In questo ultimo caso, è evidente che mancherà quello sviluppo economico, che poi dovrebbe tradursi anche in maggiori entrate fiscali.

Ma procediamo a richiamare la formula del moltiplicatore economico, ed a fare un esempio.

Rottura nell’esecutivo: il moltiplicatore economico

La formula: 1/ (1-c), dove c rappresenta la percentuale di quanto si consuma rispetto a quanto ottenuto in termini di maggior reddito, derivante da maggiori introiti o da maggiori risparmi fiscali.

E’ quindi evidente che un elevato livello di c porta ad una copertura di una diminuita pressione fiscale, ma se c non è sufficiente, arrivano appunto i guai legati alla mancata copertura delle misure.

Possiamo infatti calcolare quanto dovrebbe misurare c per passare, al fine di ottenere gli stessi introiti fiscali, da una tassazione, in ipotesi, del 40 per cento, ad una del 15, che dovrebbe rappresentare una aliquota obiettivo della cosiddetta Flat Tax.

Impostiamo la seguente equazione:

0,4= 0,15/(1-c)

Da cui ricaviamo: 0,4-0,4 c = 0,15, e quindi:

0,25=0,4 c, da cui: c=0,25/0,4=0,625.

Questo risultato sta a significare che per avere pari introiti fiscali, partendo da una aliquota media del 40 per cento e riducendola al 15 per cento, occorre che vi sia una propensione al consumo del 62,5 per cento.

Infatti avremo: 1/(1-0,625), da cui: 2,66, il che significa che per ogni euro di maggior risparmio fiscale, il sistema economico dovrebbe crescere di 2,66 euro.

Ed infatti, avremo anche:

0,15/(1-0,375)=0,4, cioè gli introiti fiscali sarebbero uguali.

Tutto dipende, infatti, da c, ma se c non è sufficiente?

Rottura nell’esecutivo: le coperture economiche

Allora sicuramente il sistema economico non si sviluppa in misura sufficiente per avere una copertura dei minori introiti fiscali.

Avevo evidenziato questo elemento prima della formazione del governo, ed ora, appunto, i nodi stanno venendo al pettine.

Occorre anche considerare che l’estensione delle misure previste, come reddito di cittadinanza e Flat Tax, e il loro impatto in termini di sviluppo economico si è ulteriormente ridotto.

Cosa ne sarà, quindi, del Governo, tra opposte visioni economiche, ed altri temi conflittuali?

Pare che il 20 maggio, data in cui dovrebbe tenersi il prossimo Consiglio dei Ministri, sia l’ultima occasione per ricucire  le distanze.

Ma con posizioni che appaiono partire da molto distante.

Che si sia vicini, comunque, ad un punto di rottura, risulta anche dalla seguente indiscrezione.

Tramite contatti informali con il Quirinale, già sarebbe stata concordata anche la data di eventuali, prossime elezioni politiche anticipate: domenica 15 settembre.

Segnale che il Governo è già ampiamente previsto al capolinea, e che una diversa maggioranza sia considerata praticamente impossibile.

Rottura nell’esecutivo: tesi economiche a confronto ultima modifica: 2019-05-17T14:17:25+02:00 da Gian Piero Turletti

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