Risparmio, perché è fermo l’indennizzo per 119.000 vittime delle crisi bancarie

Sono poco più di 25 mila i risparmiatori che hanno cominciato a ricevere una quota dell’indennizzo previsto a fronte delle perdite subite negli ultimi anni in 11 diverse crisi con le seguenti banche: Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Etruria, Banca Marche, Carichieti, Cariferrara, Credito Cooperativo Padovano, Credito Cooperativo Interprovinciale Veneto, Banca Brutia, Banca Popolare delle Province Calabresi e Banca di Paceco.

La CONSAP, la società del Tesoro incaricata di gestire le pratiche e di erogare i rimborsi ad azionisti e obbligazionisti, sta attuando la procedura prevista, ma a rilento. Ecco, però, le novità comunicate dal Ministero dell’Economia raccolte da Noi del Team Risparmio di ProiezionidiBorsa.

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Il fondo FIR è solidamente finanziato

Fino a questo momento sono 25.189 i risparmiatori che hanno iniziato a ricevere una quota dell’indennizzo (45 milioni di euro, il 3% del totale) a fronte di 144.000 domande totali inoltrate alla Consap. In 119mila non hanno ricevuto un soldo e per 75.000 risparmiatori, purtroppo, la pratica si è fermata.

Ciò anche se il fondo di risarcimento (FIR) sia adeguatamente finanziato, passando dal 2019 ad oggi, da 150 milioni a 1,5 miliardi di euro. Cosa succede? La modulistica da compilare è chiara, ma l’integrazione richiesta è un calvario.

I risparmiatori traditi, oltre al danno subiscono la beffa di non poter ottenere rapidamente i documenti dalle banche dove avevano investito. Queste lungaggini gettano nello sconforto i risparmiatori più anziani, già vessati da mille truffe.

L’iter a breve sarà velocizzato

Risparmio, perché è fermo l’indennizzo per 119.000 vittime delle crisi bancarie. I vertici di CONSAP hanno convocato le associazioni che rappresentano i risparmiatori, per rassicurare gli animi.

L’ente conferma che i fondi a disposizione sono sufficienti per liquidare tutte le domande presentate in modo corretto. Ad oggi, però, non è ancora attiva la comunicazione via e-mail individuale. Ciascun risparmiatore per vedere se è arrivato qualche acconto (il 28-30%) deve continuamente andare a riscontrare il conto corrente.

Attualmente si sta lavorando per velocizzare l’indennizzo per chi ha redditi inferiori a 35.000 euro e un patrimonio inferiore a 100.000 euro.

Risparmio, perché è fermo l’indennizzo per 119.000 vittime delle crisi bancarie

A proposito delle richieste di integrazione documenti, ecco le cause degli incagli. Talvolta manca o è illeggibile un codice fiscale, talvolta sono richiesti dati che le banche non avevano potuto (o voluto) fornire.

Ci sono integrazioni ferme perché sono state effettuate oltre i termini previsti dei 60 giorni. Alcuni casi sono più complessi. Perché magari le azioni e le obbligazioni erano state sottoscritte in più tranches. Dunque è necessario ricostruire anche l’iter degli investimenti.

Come inviare le integrazioni

La novità del momento è quella di poter usufruire di un ulteriore margine temporale di 14 giorni prima che la pratica venga definitivamente rigettata. Quindi è ancora possibile, per molti, correre ai ripari. E integrare quanto richiesto.

Bisogna inviare la fotocopia della raccomandata con la quale sono stati chiesti i documenti integrativi alla banca alla CONSAP. Anche se non sono arrivati.

In tal modo l’onere della mancata consegna non ricadrà sul risparmiatore. E si potrà considerare caso per caso.

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