Risorsa acqua. Occhio alla gestione e alle infrastrutture

La Giornata Mondiale dell’Acqua, dello scorso 22 marzo, ha restituito un nuovo senso alla ricorrenza. L’iniziativa è servita a far luce su alcune criticità. La pecca non è legata alla risorsa acqua in sé ma alla gestione. E alle infrastrutture. Da Nord a Sud lo scenario è tutt’altro che limpido. L’attenzione è massima e la storia è ancora da scrivere.

I numeri

I dati fanno riflettere e possono essere recepiti come un monito per utenti consumatori e istituzioni. Il Libro Bianco 2021 “Valore acqua per l’Italia” rende conto di una dispersione idrica del 34,9% al Nord, del 48,6% al Sud con punte del 55% in Abbruzzo. Eppure l’acqua c’è. Ma si perde. Solo la Campania beneficia delle sorgenti di Cassano Irpino che rilasciano 1.800 litri di acqua al secondo al punto da potersi permettere di incanalarla anche verso la vicina Puglia.

Condotte colabrodo

Sia d’estate che d’inverno però la risorsa acqua s’impantana nei guasti alle condotte. La disomogeneità di governance è la prima pecca del sistema. L’ago della bilancia pende a Sud dove il territorio è suddiviso tra Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale (che comprende Lazio, Campania, Molise, Calabria, Basilicata, Puglia) e i Distretti di Sicilia e Sardegna.

Sempre il Libro Bianco 2021 fa memoria del periodo di costruzione dell’infrastruttura acquedottistica datata inizi del ‘900 “spesso non mantenuta dagli enti gestori per carenza di risorse finanziarie”.

Una gestione frammentata

Altra disomogeneità riguarda la “compresenza di gestioni in economia, affidamenti in-house e società pubbliche e semi-pubbliche” con il risultato di una gestione frammentata che non consente di realizzare investimenti. Il documento non fa sconti e precisa che su 91 ambiti a livello nazionale “14 non risultano affidati e si trovano per la maggior parte al Sud […]Le situazioni di criticità nell’affidamento degli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) sono spesso attribuibili alla mancanza o all’inoperatività degli Enti di gestione dell’Ambito”. A dire che si può fare di più e meglio.

La capillarità che manca

A dare sostanza ai dati, ci sono i fatti. In alcune aree interne della Campania, ci sono ancora abitazioni (poche in realtà) non servite dalla rete acquedottistica. Una mancanza grave. Così come in tanti lamentano alcune inefficienze legate alle sospensioni per guasti alla rete. Ed è il caso di molta della provincia irpina di Avellino che (paradosso!) con le sue sorgenti disseta anche la Puglia salvo, però, transitare su condotte vetuste.

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