Rischio licenziamento con i social network

Esiste un confine tra vita pubblica e vita privata che i social network hanno reso meno palpabile. Lo stesso confine si assottiglia ulteriormente quando persino il posto di lavoro si espone al rischio di licenziamento del lavoratore. Come afferma Pascal Besselink, avvocato del lavoro olandese, almeno un licenziamento su dieci è il risultato di comportamenti ritenuti inappropriati sui social network.

Oggi, sulle piattaforme ognuno può esprimere la propria opinione e quest’ultima diventa di pubblico dominio. Nelle aziende intransigenti e nervose alcuni dissensi potrebbero diventare motivo di licenziamento in tronco. In tale maniera si pone una controversa questione che riguarda la libertà di parola e di espressione del lavoratore da un lato.

Dall’altro, le aziende si difendono accusando il subalterno di calunnia e offesa. Rischio licenziamento con i social network diventano testimoni di un mutamento: le problematiche legate al lavoro e al rapporto tra lavoratore e dirigenti si stanno spostando nella dimensione virtuale.

Anche i commenti pubblicati fuori dall’orario lavorativo hanno un forte peso

Attualmente le aziende fanno un uso massiccio delle piattaforme social. Questo perché i network si rivelano degli strumenti efficaci per la promozione del brand e per la pubblicità. Si parla di brand reputation quando ci si riferisce all’identità e alla reputazione che il marchio ha creato nella sfera virtuale. Questa strategia aziendale si traduce in una particolare attenzione a tutto quello che accade sui social. In particolare, il comportamento dei dipendenti diventa fonte di continua osservazione.

Per questa ragione aumenta il rischio di licenziamento con i social network. Molti lavoratori trascurano il fatto che tutto quello che pubblicano sulle piattaforme potrebbe essere usato contro di loro dai dirigenti. Anche se il post viene pubblicato fuori dall’orario lavorativo, quest’ultimo diventa accessibile a tutti gli utenti della piattaforma. Secondo le statistiche, i casi più frequenti riguardano le offese dei lavoratori nei riguardi dell’azienda o dei dirigenti.

Rischio licenziamento con i social network, la legge parla chiaro

Il comportamento della giurisprudenza in queste situazioni prende in esame i singoli casi pur mostrandosi molto rigoroso. Le decisioni che riconoscono la possibilità di licenziamento a seguito di calunnie e frasi offensive pubblicate sui social non sono rari. Resta ferma la disamina di ogni singolo caso per verificare che l’atteggiamento di antagonismo non sia semplice satira o critica. Non bisogna dimenticare che l’esercizio alla critica rimane un diritto inviolabile ed è oggetto di tutela sindacale.

La situazione si complica per il lavoratore quando vengono diffuse notizie false o a contenuto diffamatorio. Secondo quando stabilito dalla sentenza di Cassazione n. 10897/2018, i contenuti non veritieri e lesivi dell’immagine del datore di lavoro sono passibili di accusa. Non c’è diritto alla privacy che tenga in questi casi perché la giurisprudenza sostiene il controllo da parte dei datori sui profili social dei dipendenti.

Secondo i giudici dei tribunali, l’insulto o l’eccessiva critica possono ledere il rapporto di fiducia tra dipendente e azienda, fondamentale sul luogo di lavoro e fuori di esso. Pur tenendo ferma la libertà di parola e di espressione, è consigliabile che ciascuno mantenga un comportamento decoroso sui social. Quando si hanno delle critiche da esprimere, sarà sempre meglio rivolgersi direttamente alla direzione. L’onestà e la chiarezza, del dipendente quanto del dirigente, sono virtù sempre molto apprezzate sul posto di lavoro.

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