Riforma Bancaria, BCE ed Elezioni Europee: quali scenari?

Intervista a Gian Piero Turletti

A SUO AVVISO PER I RISPARMIATORI E GLI INVESTITORI ESISTE UNA RIFORMA RECENTE CHE POSSA IMPATTARLI PARTICOLARMENTE?

Certamente, e si tratta della recente riforma bancaria introdotta a livello eurpeo.

Prima della sua introduzione a livello comunitario, abbiamo assistito ad una sostanziale divergenza tra imprese bancarie ed imprese di altro tipo.

Le prima hanno goduto degli interventi finanziari da parte dei rispettivi governi, per salvarle e coprirne i buchi di bilancio, le seconde no.

Francamente appariva molto discriminatorio tutto questo.

Le banche, in pratica, venivano salvate dalla finanze pubbliche e quindi con soldi di tutti i cittadini, tramite una sostanziale socializzazione delle perdite, mentre imprese non appartenenti al settore bancario erano destinate a non poter avere alcun aiuto di stato.

Ora le cose sono cambiate.

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IN CHE MODO, E QUALI CONSEGUENZE PER I CITTADINI?

Praticamente, in caso di problemi di bilancio, le banche non otterranno più sovvenzioni pubbliche, ma saranno gli investitori, a vario titolo, a dover sopperire alle esigenze dei bilanci bancari, sino all’8% del totale delle passività della banca in crisi.

La normativa sull’Unione bancaria prevede un preciso ordine di intervento.

Le passività dovranno in primo luogo essere coperte dai soci, poi, nel caso questo non basti, i soldi arriveranno dalle obbligazioni, prima quelle subordinate, poi quelle normali.

Infine, se e soltanto se tutto questo non fosse ancora sufficiente a coprire un controvalore pari all’8% delle passività, sarebbe previsto l’intervento dei correntisti, ma solo di coloro che abbiano conti correnti sopra i 100.000 euro.

Gli altri non interverrebbero nel salvataggio.

MA LEI NELLA SUA PRECEDENTE INTERVISTA HA CONSIDERATO ANCHE IL RILIEVO DELLA BCE PER TENTARE DI RILANCIARE L’ECONOMIA EUROPEA.

COSA PUO’ DIRCI A TALE RIGUARDO?

Rinviando, sui dettagli più tecnici di tali interventi, alla mia precedente intervista, devo dire che per le ragioni più volte analizzate, gran parte dell’efficacia di tali interventi dipende poi dalla politica delle banche che ricevono la massa monetaria creata dalla BCE.

Ovviamente, fin tanto che il sistema bancario, nel suo complesso, si limiterà ad operazioni di puro investimento finanziario, non si assisterà a grandi supporti al rilancio europeo.

Come sottolineato diverse volte, sarebbe necessaria la possibilità di intervenire in modo analogo alla FED, cioè con strumenti di politica monetaria direttamente a sostegno delle politiche finanziarie decise a livello governativo, il che implica quanto meno una riforma degli attuali trattati.

NON PUO’ MANCARE UNA DOMANDA DI STRETTA ATTUALITA’:

PARLIAMO DI ELEZIONI EUROPEE. COME CAMBIERA’ IL VOLTO DELL’EUROZONA E CI SARANNO CONCRETI CAMBIAMENTI ANCHE A LIVELLO DI POLITICHE ECONOMICHE?

In realtà, gli enti che decidono principalmente in materia economica a livello europeo sono altri, più che non il parlamento europeo.

Anche nel caso prevalessero forze politiche favorevoli ad una decisa riforma in sede europea, questa poi dovrebbe essere decisa dai governi e ratificata da parte dei singoli stati.

Semmai impatterà il significato politico e simbolico di elezioni che vedano affermarsi un prevalere di componenti centrifughe, ma poi le concrete politiche che ne potrebbero derivare sarebbero comunque decise a livello nazionale.

Se così sarà, probabilmente si noterà che soprattutto la Germania della Merkel sarà più propensa ad un’europa a due velocità, come peraltro a suo tempo auspicato dall’attuale ministro delle finanze tedesco.

La volontà di creare un’Europa unica è sinora prevalsa, ma non era la posizione complessiva iniziale della democrazia cristiana tedesca, che si divideva originariamente tra euroscettici, europeisti convinti come Kohl, la cui posizione prevalse, ed altri più favorevoli ad un’Europa a due velocità, come coloro che sostengono la necessità di creare due eurozone, una con un euro del nord (neuro) ed una con un euro del sud (seuro).

MA SE SI FINISSE CON L’USCIRE DALL’EURO, SAREBBERO PIU’ I PRO O I CONTRO PER L’ITALIA?

Su questo tema si è molto dibattuto, ed anche recentemente ci sono state diverse polemiche.

In realtà, io penso che non abbia molto senso assumere una posizione precostituita a priori, ma solo analisi specifiche possono portare a precise indicazioni, sulla base della valutazioni degli scenari conseguenti ad una dissoluzione della moneta unica.

Al riguardo, devo dire che la maggior parte delle analisi di questo tipo evidenzia come i pro sarebbero decisamente superiori ai contro, considerando diversi tipi di parametri, quali il deficit/pil, il debito/pil, nonché indicatori di crescita economica.

Questo per l’Italia, mentre per la Germania le cose sarebbero sicuramente diverse.

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