Richiedere fondi per le demolizioni delle opere abusive

Da oggi le amministrazioni comunali italiane hanno la possibilità di richiedere fondi per le demolizioni delle opere abusive. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Direzione Generale per la Condizione Abitativa ha aperto sul proprio sito web la sezione per la presentazione in via digitale delle istanze di contributo. Il Governo tra le priorità ha inserito la lotta all’abusivismo edilizio. In questo senso nel Decreto Semplificazioni le procedure per le demolizioni risultano più snelle. Inoltri i Prefetti hanno più forza e responsabilità per assicurare la salvaguardia del territorio di competenza.

La dotazione del fondo è di 10 milioni di euro. Per approfondire la Legge basta consultare il Decreto Interministeriale del 23 giugno 2020 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 19 agosto.

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Come vengono concessi i contributi

Il Governo ha stabilito di coprire il 50% dei costi  degli interventi di rimozione o di demolizione delle opere o degli immobili realizzati in assenza o totale difformità dal permesso di costruire. Rientrano in questo caso le opere o immobili destinatari di un provvedimento definitivo di rimozione o di demolizione non eseguito nei termini stabiliti.

Cosa non viene rimborsato

Le spese tecniche e amministrative, per la rimozione, trasferimento e smaltimento dei rifiuti derivanti dalle demolizioni non possono essere conteggiate. Queste somme vanno a carico del bilancio comunale o di eventuali fondi di cui i Comuni già dispongano. Logicamente per  richiedere fondi per le demolizioni delle opere abusive allo Stato, il Comune ha l’obbligo di assicurare la copertura dell’altro 50%.

La corsa a presentare la domanda

Da questa mattina la corsa per presentare la domanda è frenetica. L’ordine cronologico gioca un ruolo importante per l’ammissione al finanziamento. I soldi messi a disposizione rispetto all’anacronistico problema dell’abusivismo edilizio sono poca cosa. In ogni comune d’Italia basta guardarsi intorno e vedere spuntare opere non autorizzate e bloccate che rappresentano un pugno nell’occhio. Chi vuole può presentare le domande entro il 21 ottobre 2020.

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