Resterà lo smart working per oltre 5 milioni di lavoratori ma aumenteranno i pirati informatici

La pandemia ha decuplicato il lavoro in smart working in Italia e nel mondo. È chiaro che questa modalità non sarà abbandonata nel 2021. Ma adottata stabilmente da molte imprese e da altrettanti enti. Anche se presenta non pochi problemi in fatto di sicurezza informatica. Non solo per le aziende, ma anche per i dipendenti connessi da casa con i server societari. Ecco cosa fare per difendersi con l’aiuto degli Esperti di Tecnologia di ProiezionidiBorsa.

Le falle del lavoro a casa forzato

Lo smart working, oltre a causare nuove patologie, ha rivelato la fragilità tecnologica delle organizzazioni. Il 69% ha dovuto dotare i dipendenti di pc portatili e altri strumenti per videoconferenze. Il 65% ha dovuto revisionare i sistemi aziendali, permettere l’accesso da remoto agli applicativi aziendali. Solo il 38% delle imprese ha permesso ai lavoratori di utilizzare i loro device personali

Entrambe le soluzioni, però, hanno fatto registrare un aumento di falle sul lavoro. Mancavano i calendari condivisi, la gestione di gruppi di lavoro non è sempre stata facile. Qualcuno si è trovato a ricevere documenti difficili da editare in tempo reale con clienti o colleghi.

Oltre 5 milioni di italiani lavorano da casa

Resterà lo smart working per oltre 5 milioni di lavoratori ma aumenteranno i pirati informatici. L’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano ha confermato che durante la pandemia la Pubblica Amministrazione ha utilizzato lavoratori da remoto al 94%, le piccole imprese l’hanno attuata al 58% e le grandi imprese al 97%.

Un anno fa i lavoratori da remoto erano 570 mila e durante il peggior picco pandemico sono stati ben 6,5 milioni.  Con lo smart working stabile per oltre 5 milioni di lavoratori, aumenteranno i pirati informatici.

Resterà lo smart working per oltre 5 milioni di lavoratori ma aumenteranno i pirati informatici

Il lavoro con rete outdoor favorisce, ovviamente, gli attacchi di pirateria informatica. Il 31% delle imprese ha avuto brutte esperienze nel 2020.

Gli operatori del settore confermano che la tendenza in atto è tentare di accedere ai sistemi centrali usando le credenziali dei lavoratori da remoto. Attualmente, dunque, molte imprese trasformano più spesso le proprie misure di protezione e sicurezza.

Dobbiamo fronteggiare un esercito di 360mila software malevoli al giorno, che cancellano dati e spiano l’utente. È molto pericoloso diventare vittima dei virus back door, che permettono il controllo da remoto del computer violato. Ecco come fare.

Cosa fare in concreto per difendersi

Per difendersi, è basilare non distrarsi dal lavoro facendo altro mentre si è connessi col server centrale. Meglio non aprire allegati o file in arrivo da fonti sconosciute.

Prima di scaricare qualcosa in arrivo da un’azienda, controllare l’url e verificare che il nome della società sia scritto nel modo giusto. Non bisogna cliccare d’impulso su link abbinati a foto sbalorditive in arrivo da mittenti sconosciuti. O aprire pubblicità online perché un video pare divertente.

La creazione di password uniche e sicure è sempre molto importante. Approfittiamo dei giorni di festa per rinnovare tutte quelle che abbiamo. E complicarle con lettere minuscole e maiuscole, numeri. Attenzione alle richieste relative agli aggiornamenti di software. Non fidiamoci di quelle che chiedono di disabilitare i sistemi di sicurezza dei nostri antivirus.

 

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili QUI»)

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