Report Italia: prospettive economiche e proiezioni sul Ftse Mib

Rispondiamo in questo report sulla situazione in Italia, a questi ed altri interrogativi, in parte riconducibili alla situazione conseguente al coronavirus.

Occorre però premettere che molte delle cause delle attuali dinamiche, sia di borsa, che politiche ed economiche, erano state già evidenziate in precedenti analisi, quando neppure ancora si parlava di coronavirus.

  • La situazione italiana conferma un peggioramento: quali le cause?
  • Centrato il setup temporale del 16 gennaio, quali le prospettive del Ftse Mib?
  • Gli errori del governo Conte: errare humanum, perseverare diabolicum (anche scientificamente). Quali errori ha commesso il governo, ed in quali errori sta tuttora perseverando?

La situazione economica

Partiamo dalla situazione economica italiana.

Avevo proiettato, in pregressi articoli, un peggioramento, che traspare chiaramente dai seguenti indicatori:

La curva rendimenti

curva rendimenti Italia

Pil italia

Pil Italia

La curva dei rendimenti, ancora una volta, non ha smentito la propria capacità predittiva e, pur non passando, per il momento, ad un’inclinazione ribassista, è tuttavia passata ad una configurazione sempre più piatta, proiettando una situazione di peggioramento economico.

I dati di conferma non si sono fatti attendere ed infatti, come notiamo dall’ultima rilevazione del Pil trimestrale, siamo addirittura giunti in territorio negativo, con un Pil a –0,3 per cento.

Del resto, anche il pmi manifatturiero era da tempo situato sotto quota 50, ad indicare un sentiment economico negativo tra gli operatori.

Quali le cause?

A prescindere dal coronavirus, da tempo il governo stava assumendo politiche che qualche impatto recessivo potevano averlo.

Come le imposte cosiddette di scopo, quali plastic e sugar tax.

A questo tipo di misure, si sono aggiunte le preoccupazioni degli operatori, in primis dei potenziali investitori, per un quadro politico tutt’altro che stabile e tale da determinare non poche incertezze giuridiche.

Prescrizione ed eventuale revoca delle concessioni autostradali docent.

Ma, a queste situazioni certo non molto gradite ad economia e finanza, si sono aggiunti ulteriori errori.

Ne esaminiamo di seguito due.

Report Italia: limitazione all’uso del contante ed errori in materia di coronavirus

Aspetti poco noti sulla limitazione del contante.

Intanto va sottolineato che è passata sotto silenzio una comunicazione della Bce al governo italiano, che lo redarguisce dal limitare l’uso del contante.

La Bce, nella sua nota, peraltro confermando quanto già oggetto di pregresse mie analisi, evidenzia come questa limitazione vada a discapito della crescita economica. Possiamo, a ragione, ritenere che avevamo ragione, quando mettevamo in guardia l’esecutivo, non solo dal varare riforme contro lo stato di diritto, quale la prescrizione, o di tipo recessivo, quali sugar e plastica tax.

Ma anche dall’evitare una limitazione di quello che è sempre stato primo carburante di ogni crescita economica, appunto il contante.

E, tanto per non farsi mancare nulla, l’esecutivo non ha, tanto per cambiare, neppure verificato che, mentre poneva questi limiti, al tempo stesso non assumeva, però, quegli accorgimenti che almeno dovrebbero consentire di rispettare la normativa in materia.

E’ infatti noto che, per rispettare una limitazione nell’uso del contante, occorre poter disporre di un conto corrente.

Peccato che da qualche tempo molte banche, in taluni casi, revochino unilateralmente i conti correnti.

Le indagini sui conti correnti

Si tratta soprattutto di quei casi in cui la guardia di finanza o la magistratura indaghino sui conti correnti, nell’ambito di accertamenti collegati ad ipotesi di reato.

In questi casi, senza neppure produrre prove che effettivamente un illecito sia stato commesso (ricordiamo che un’accusa o un’indagine non equivalgono ancora a sentenza di condanna), molte banche chiudono unilateralmente il conto corrente.

E spesso il correntista, colpito da tale provvedimento, risente di una fama ormai negativa, che comporta che neppure altre banche siano disponibili ad aprire un nuovo conto corrente.

Inevitabile conseguenza: l’ex correntista si trova nella condizione di non poter avere un conto corrente.

Peccato che anche solo la normativa in materia di limitazione all’uso del contante praticamente obblighi, per chi voglia rispettare le norme in materia, ad avere un conto corrente.

A parte le gravi conseguenze in materia di sviluppo economico, sottolineate anche dalla BCE, il governo italiano pone quindi diversi cittadini nella situazione di dover rispettare degli obblighi, senza però consentire la possibilità di adempiervi.

Siamo in una di quelle situazioni, in cui viene naturale pensare alla situazione di obbligo impossibile da adempiere.

Ad impossibilia nemo tenetur

In questi casi, il cittadino, eventualmente sanzionato per violazione dell’obbligo di uso del contante, potrebbe invocare l’esimente dell’impossibilità.

Se non altro in via di analogia legis e di analogia juris, invocando il famoso brocardo: ad impossibilia nemo tenetur. Mutuato dai principi codificati in materia di obbligazioni privatistiche, ma principio valevole per qualsiasi tipo di obbligo di legge, anche di natura giuspubblicistica.

Fortunatamente, alcuni politici si sono accorti di questa grave situazione, cui ora si intende rimediare. Hanno individuato nel conto corrente non solo un negozio giuridico di natura privatistica, ma un servizio pubblico essenziale, elemento da definire come tale in una espressa disposizione di legge.

E, conseguentemente, le banche non potrebbero più, sempre per espressa disposizione di legge, unilateralmente e sulla base di una loro mera discrezionalità, chiudere un conto corrente. A tali accorgimenti avrebbe dovuto provvedere l’esecutivo, il quale invece non ha neppure contezza di siffatte problematiche.

Tutto questo, ovviamente, crea ulteriori problemi, soprattutto in materia di certezza del diritto (ma dovremmo parlare di situazione di somma incertezza), che causa quella disaffezione verso il sistema Italia, che ben conosciamo.

Errori in materia di coronavirus

Come se non bastassero le gravi conseguenze riconducibili alle diverse questioni di cui sopra (dalla prescrizione all’uso del contante, dalle tasse di scopo al dogmatismo giuridico e fiscale), l’esecutivo sta disseminando un timore legato al coronavirus, che non ha alcuna giustificazione scientifica.

Partiamo dalle evidenze scientifiche: da quel poco che conosciamo del nuovo virus, pare che non necessariamente un portatore sviluppi sintomi come ipertermia o altri di quelli, solitamente riconducibili ad una sindrome di natura influenzale.

Ed allora, perché obbligare a controlli sull’ipertermia coloro che giungono in porti o aeroporti?

Potrebbe succedere che passi qualcuno che questi sintomi non ha, e quindi prevedere determinate misure serve solo a provocare ulteriore allarmismo.

Sul piano del garantismo e dello stato di diritto, ancora più grave la situazione di reclusione obbligata, come io amo definirla per dare il giusto nome a determinate situazioni. Quella cioè di chi obbligato a dimorare presso la Cecchignola.

Parliamoci chiaramente e senza infingimenti: potrebbe anche succedere che nessuno sviluppi anche solo uno di quei sintomi, che si ritengono collegati al coronavirus.

Ne consegue che potrebbero essere messi tutti in libertà, i reclusi alla Cecchignola.

Tutti potrebbero essere portatori sani

Quindi, a che servono certe misure, se non a creare allarmismo ulteriore ed inutile?

Se il rischio è connesso realmente alla libera circolazione delle persone, allora nessuno potrebbe più avere libero movimento. Anche perché, compresi clandestini sul nostro territorio, i cui precedenti movimenti è impossibile ricostruire, tutti sarebbero a rischio contagio. E bisognerebbe mettere in quarantena tutti coloro che sono presenti sul territorio italiano. Quanti milioni?

Queste riflessioni non sono solo quelle del sottoscritto, ma di esimi esperti in medicina, ed in particolare in epidemiologia.

Evidentemente, pare proprio che l’esecutivo non abbia consultato a sufficienza veri esperti del settore. Sembra si sia limitato solo ad impostare le cose dal punto di vista pratico/burocratico. Visto anche che non pare che la proiezione civile sia il massimo esperto italiano in questa materia.

Morale della favola: danni al sistema economico, probabilmente accelerati da questi sgangherati provvedimenti. Il pil ringrazia.

Report Italia: situazione tecnica e ciclica del Ftse Mib

E’ stata confermata la precedente proiezione di un setup temporale per il 16 gennaio, ma partiamo dal seguente grafico di lungo termine.

ftse mib

Da molti anni il nostro indice azionario si trova costretto sotto una resistenza statica, ormai raggiunta dalle quotazioni.

Ci troviamo quindi all’ennesimo bivio, tra rottura rialzista, in vista di riprese corpose anche in ottica di medio e lungo termine, e ripresa del downtrend.

Passiamo al breve e medio termine, che evidenzia anche la conferma del setup del 16 gennaio, come da seguente grafico.

Cicli Fste Mib

Il semicerchio verde rappresenta un ciclo che, in caso di conferma della fase ribassista, dovrebbe chiudersi su un bottom attorno al 5 marzo. Nell’immagine è evidenziato dalla retta verticale rossa sulla destra.

Il setup proiettato, come da pregresse analisi, il 16 gennaio (freccia ribassista nera in alto), ha dato luogo ad un doppio massimo di breve, il cui target è stato già raggiunto.

La situazione pare quindi in bilico.

E’ stato ceduto il canale rialzista giallo, ma è stata tenuta la linea di supporto in rosso, costituita da una FLD a 80 giorni, classico indicatore ciclico.

Le due frecce nere orientate verso l’alto indicano come questa linea abbia fatto da supporto alle quotazioni.

Possiamo quindi dire che, nonostante la rottura del bordo inferiore del canale rialzista, l’ipotetica fase ribassista troverebbe conferme solo al di sotto della linea rossa.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

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