Regioni e Stato in trattativa per anticipare alcune riaperture

Da qualche settimana la percentuale dei contagi da coronavirus in tutta Italia si è ridotta e in talune province azzerata. Tuttavia, non si è ancora innescato l’effetto boomerang che potrebbe generare l’allentamento del lockdown. Certo è che molti piangono la propria economia distrutta ed è proprio in questo momento di maggior respiro che si fanno sentire. In particolare, bar, ristoranti, parrucchieri e simili fanno pressioni per ottenere l’apertura anticipata. Per questa ragione, è iniziata una trattativa Regioni-Stato per valutare la possibilità di un anticipo del calendario riguardante queste attività. Si consideri che nonostante solo qualcuno si sia apertamente ribellato, alle Regioni non è andata tanto giù l’uniformazione nazionale decretata dall’ultimo Dpcm.

Esso, infatti, non valorizzerebbe la peculiarietà e differenze di ogni singola Regione. Non si può, infatti, in linea di principio, stabilire regole uniformi per situazioni differenziate. Nè si possono stabilire le stesse misure restrittive per Regioni in cui c’è un alevato numero di contagi ed altre con una bassa percentuale. Pertanto, si va verso una trattativa per la riapertura anticipata di talune attività.

Ragioni di unità e ragioni di frammentazione

Fermo restando che per ragioni di sicurezza nazionale lo Stato ha la parola prevalente in termini giuridico-amministrativi, è ragionevole che talune decisioni viaggino in modo non uniforme. Per questo, di fatto, taluni Comuni e Regioni hanno operato dei leggeri correttivi al DPCM. Si pensi al Comune di Ferrara o alla Sardegna che pure vorrebbe anticipare. Senza voler entrare nel merito delle polemiche, nonostante la giustezza di questo approccio, non è condivisibile l’aperta sfida allo Stato. Infatti, c’è chi ha fartto valere democraticamente le ragioni di differenziazione in sede di Conferenza Stato Regioni e chi, invece, ha aperto una sfida sul punto. Si pensi alla Calabria, dove la Governatrice ha fatto della questione “diversità” un fatto politico non tanto un problema territoriale.

Si comprenderà bene che in questo momento di emergenza chi fa veramente le veci del suo popolo non cade in strumentalizzazioni ma mira a salvaguardare l’unità nazionale infranta. Pertanto, non è da reputare atto di coraggio quello di guerra alle istituzioni che mira soltanto a destabilizzare a danno di tutto il paese.

Il criterio portante delle aperture anticipate

Bonaccini, Presidente della conferenza Stato-Regioni e Governatore dell’Emilia, ha sostenuto che la trattativa è a buon punto. Ciò significa che le aperture di bar, ristoranti e altre attività comerciali, fissate per l’1 giungo, potranno essere anticipate al 18 maggio. Il tutto, però, ribadisce Bonaccini, solo se la curva epidemiologica sarà in linea con detta eventualità, non tornando ad essere preoccupante. Conseguentemente, se la percentuale dei contagi continuerà a diminuire, sarà possibile un’apertura anticipata del paese, in maniera uniforme o differenziata per Regione.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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