Recessione in Italia: abbiamo grattato il fondo?

Siamo in recessione.

Tanto tuonò che piovve, sarebbe il caso di dire. Ieri il Premier Giuseppe Conte aveva tentato di giocare d’anticipo avvisando sul prossimo calo della ricchezza prodotta dal paese nell’ultima parte dell’anno.

Le (poche) speranze sul futuro

Ma contemporaneamente aveva anche parlato di una ripresa per la seconda metà di quest’anno. Eppure nonostante i proclami della politica che vede, almeno secondo i rappresentanti del governo, l’arrivo di un prossimo boom economico, l’Italia è, di fatto e di diritto, in recessione. La conferma è nei numeri: Pil del quarto trimestre a -0,2% rispetto al trimestre precedente.

Recessione

Un numero che fa seguito al 0,1% del terzo trimestre e che pone, quindi, la nazione in recessione tecnica. Inoltre, guardando nel range dei 12 mesi, il bilancio annuale vede solo uno striminzito +0,1%. Non solo, ma la paura, a questo punto, è quella di una possibile manovra correttiva. Infatti la tanto contestata Manovra di Bilancio è nata a suo tempo su previsioni di crescita che se allora apparivano ottimistiche, adesso potrebbero essere persino utopiche. Infatti ora si deve prendere in considerazione il quadro generale che vede un rallentamento anche a livello mondiale. Un quadro che impatta ulteriormente sulle aspettative ancora più negative per la nazione. Infatti per l’Italia in particolare pesano sia fattori endogeni che elementi esogeni.

Un problema condiviso

Il primo di questi, se non altro perché geograficamente più vicino, è la Germania e il calo sempre più pronunciato della sua economia. Ma le difficoltà di Berlino devono essere inquadrate all’interno di un più ampio calo dell’area euro. Anche in questo caso sono i numeri a parlare:  crescita all’1,8% per il 2018 contro il 2,4% del 2017. Solo 10 giorni fa l’allarme del Fondo Monetario Internazionale che vedeva proprio nell’Italia la zavorra più pericolosa per l’economia del Vecchio Continente. Stando alle nuove proiezioni, dunque, il primo livello del 2019, pari a 1,9% in aumento, è stato tagliato all’1,6%.

I timori della Bce e Italia in recessione

Ma l’ultimo esempio in ordine di tempo è arrivato addirittura dalla Bce che non più tardi di due giorni fa ha confermato i rischi al ribasso. Tanto che la banca centrale europea sarebbe pronta ad intervenire qualora ce ne fosse bisogno. Lo stesso è accaduto con la FED. La banca centrale statunitense, pur ammettendo la buona salute dell’economia a stelle e strisce, non ha esitato ad avvisare di essere pronta a tutto nel prossimo futuro. Anche ad un ritorno dei tagli sui tassi di interesse.

Come reagiranno i mercati?

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