Quota 100 se ne va e allora in pensione a 67 anni?

A fine anno, purtroppo, il provvedimento noto come “Quota 100” verrà meno.

Questo sistema introdotto con provvedimento governativo nel 2019, come sistema puramente sperimentale, arriverà alla sua conclusione alla fine dell’anno.

Se non si arriverà ad una vera e propria riforma del sistema pensionistico, per adesso, l’unica soluzione è andare in pensione a 67 anni.

In pensione a 67 anni per tutti?

Da tutte le parti è sempre richiesta una riforma organica di tutto il sistema previdenziale. Ogni Governo cerca di proporre soluzioni ma praticamente ogni anno si assiste provvedimenti che riducono sempre di più la possibilità di accedervi.

Inoltre con la continua riduzione della tabella di mortalità e con il conseguente incremento dell’età media di sopravvivenza, i parametri di trasformazione dei montanti contributivi sono ridotti ad ogni biennio.

Con la riduzione del coefficienti di trasformazione vengono liquidate, a parità di montante contributivo, pensioni sempre più basse.

Anche se alcuni cittadini più fortunati potranno beneficiare di alcune norme agevolative di categoria, la stragrande maggioranza degli altri dovrà per forza andare in pensione a 67 anni e sicuramente tra non molto ad età anche maggiori.

Il sistema italiano delle pensioni è tra quelli meno sostenibili. Uno studio di una grossa società che valuta la sostenibilità di questi sistemi ha stilato una classifica su 37 Paesi.

Quota 100 se ne va e allora in pensione a 67 anni?

L’Italia figura al 27° posto, mentre al primo posto, per sostenibilità ed efficienza, figura l’Olanda.

Il sistema pensionistico italiano, oltre ad essere estremamente differenziato tra le varie casse, è quello che ha la minore sostenibilità di poter “reggere” nel futuro.

Inoltre tutte le volte che l’INPS deve prendersi in carico casse deficitarie e provvedimenti che niente hanno a che fare con le pensioni, questo avviene con il principio della “fiscalizzazione”.

È il sistema più facile da fare a livello governativo ma profondamente il più ingiusto.

Il problema viene da lontano, ovvero con l’introduzione delle pensioni “baby” liquidate con il sistema retributivo.

L’errore: estensione del retributivo anche alla classe dei dirigenti

Il sistema contributivo non è stato adottato solo ed esclusivamente per la retribuzione base, ma esportato a tutti i gradi dei dipendenti, soprattutto ai funzionari e agli alti e altissimi dirigenti.

Mai previsto un tetto massimo alle pensioni più alte.

Molti dirigenti hanno avuto la possibilità di fare gli scatti di carriera in poco tempo. Quindi i contributi pagati sono stati relativamente bassi rispetto alla pensione liquidata. Pensiamo a tutte quelle figure professionali promosse al grado superiore l’ultimo giorno di servizio e mandati in pensione con lo stipendio da grado superiore. Su tale argomento vi è un bellissimo film di Totò.

Le carriere travolgenti fatte negli ultimi tre mesi di attività lavorativa sono un altro caso concreto per capire che il sistema pensionistico italiano è tra quelli meno sostenibili nel futuro.

Quota 100 se ne va e allora per adesso in pensione a 67 anni, ma tra non molto è possibile che l’età si innalzata a 70 anni.

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