Questa riforma porterebbe molti più soldi ai titolari di conto corrente e al Fisco

La scorsa settimana si è svolta a Roma (Palazzo Altieri) l’Assemblea dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI). Come sempre è stato un appuntamento ricco di autorevoli interventi. Hanno preso la parola il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, il Ministro dell’Economia, Daniele Franco, e il Presidente ABI, Antonio Patuelli.

Ci soffermeremo su alcuni passaggi dell’intervento del Presidente ABI. In particolare, su quello riguardante la sua attuazione. Infatti questa riforma porterebbe molti più soldi ai titolari di conto corrente e al Fisco.

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La relazione del Presidente ABI, Antonio Patuelli

L’intervento dell’esponente ABI è stato incentrato su questioni di politica economica e su aspetti legati alla gestione del risparmio.

Patuelli auspica  anzitutto la promozione di una grande crescita economica e sociale con imponenti investimenti sostenibili. A tal fine, afferma, andrebbero ben spesi i fondi UE. Inoltre bisognerebbe incentivare i risparmiatori a diversificare la composizione del proprio portafogli. In altre parole è necessario invogliarli ad andare oltre i titoli di Stato, favorendo ad esempio l’investimento in obbligazioni convertibili e in azioni di Borsa.

Per fare ciò, la prima arma del legislatore potrebbe essere quella fiscale. E difatti Patuelli popone (pagina 8 della relazione) di distinguere fiscalmente gli investimenti a medio e lungo termine dei c.d. “cassettisti”. I quali non andrebbero equiparati, anche da un punto fiscale, agli speculatori.

In gergo borsistico, infatti, gli investitori sui mercati azionari si dividono anche a seconda del periodo di tempo del loro investimento. Si parte dagli scalper (pochi minuti di operatività) per arrivare ai cassettisti di lungo corso (investitori privati e/o istituzionali). I quali investono per un periodo di tempo espresso in anni.

Il rendimento nullo dei depositi in conto corrente

Per il Presidente ABI è necessario incoraggiare i piccoli risparmiatori attraverso la previsione di aliquote decrescenti. Queste dovrebbero diversificarsi in proporzione alla durata degli investimenti liberamente scelti.

Oggi la tassazione sugli strumenti finanziari segue grosso modo il criterio delle caratteristiche tecniche dello strumento stesso. Perché, invece, non accostare anche un parametro di natura temporale?

Giusto per fare degli esempi, l’IRPEF (qui al link gli ultimi aggiormanenti in merito alla riforma che la riguarda) è improntata ai criteri di progressività a scaglioni.

Restando invece sempre in tema di investimenti, oggi buoni postali e titoli di Stato hanno una fiscalità più vantaggiosa rispetto ad altri strumenti finanziari. Sempre in tema di bond, i risparmiatori retail che in fase di collocamento hanno comprato BTP Futura ricevono a scadenza il c.d. premio fedeltà (qui ulteriori dettagli).

Perché, ALLORA, non prevedere delle “norme incentivanti” per il piccolo risparmiatore laddove la sua scelta non ricadesse su strumenti a garanzia dello Stato? La discriminante temporale, come suggerisce il Presidente ABI, potrebbe essere un buon punto di partenza.

Dunque, questa riforma porterebbe molti più soldi ai titolari di conto corrente e al Fisco

Oltretutto la proposta porterebbe maggiori guadagni a risparmiatori, imprese e Stato.

Oggi il tasso medio di rendimento sui depositi in c/c è pari allo 0,03% ed è gravato dal 26% di imposte. Se non si tratta di una beffa, poco ci manca. Non solo, ma il gettito per lo Stato su questo fronte è del tutto trascurabile.

Dunque, chiosa Patuelli, l’eventuale previsione di agevolazioni fiscali progressive decrescenti (in base al tempo) sui risparmi arricchirebbe il sistema nel suo complesso.

Infatti gli investimenti di lungo tempo sono mediamente più redditizi dei depositi. Simili scelte remunerebbero maggiormente i risparmiatori e, tramite il Fisco, anche lo Stato.

Approfondimento

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