Quanto secondo gli analisti la FED ha contribuito al forte rialzo dei mercati azionari di Wall Street degli ultimi anni?

Come sempre accade quando vanno in scena le Banche centrali, i mercati azionari aspettano a muoversi. L’ennesima conferma arriva proprio in queste ore sugli indici europei che alla fine della prima parte di contrattazioni, registrano un generale segno meno. Segno che si spiega, per l’appunto, con la presenza della FED all’orizzonte. Anche se in più occasioni, i vertici della Banca centrale a stelle e strisce hanno sottolineato la propria presenza attiva nella strategia di sostegno all’economia della nazione.

Di fronte alla conferma quasi certa dello status quo, quanto secondo gli analisti la FED ha contribuito al forte rialzo dei mercati azionari di Wall Street degli ultimi anni? Recentemente il governatore Jerome Powell ha affermato di voler mantenere le misure di sostegno fino a quando la ripresa non sarà una realtà conclamata. Quindi con ogni probabilità si avranno tassi d’interesse vicini allo zero ancora molto a lungo. A tutto vantaggio di investimenti e strategie sui mercati.

Indubbiamente le condizioni generali dei mercati devono moltissimo alle strategie di allentamento monetario messe in atto dalle Banche centrali. La dimostrazione è presente nei massimi storici che Wall Street ha iniziato ad inanellare da tempo. Proprio in concomitanza con lo scoppio della prima, grande crisi mondiale dell’ultimo ventennio, il crac di Lehman Brothers.

Quanto secondo gli analisti la FED ha contribuito al forte rialzo dei mercati azionari di Wall Street degli ultimi anni?

Ma quando si parla di Banche centrali e politiche monetarie si parla anche di tassi di interesse e di inflazione. La paura è un aumento di quest’ultima, pericolo che di fatto si sta materializzando a Wall Street. Ma si deve anche da precisare una cosa: l’inflazione potrebbe creare qualche problema, a livello di utili, solo dopo il superamento della soglia del 2%. Si tratta dello stesso livello fissato dalla FED. Ed è sempre lo stesso Powell che ne parla sottolineando la distinzione tra un’inflazione che corre in maniera moderata, poco sopra il target fissato, ed un’altra ben più incontrollata.

Il problema, e con lui anche la paura di un pericolo sui mercati, nasce dal fatto che su base annua, il dato statunitense di marzo è andato oltre le attese. Infatti si è passati dall’1,7% al 2,6% contro previsioni che non andavano oltre il 2,5%. Lo stesso dicasi per il risultato su base mensile con uno 0,6% che è andato oltre le previsioni dello 0,4%. Ad ogni modo una prima serie di indizi si potranno avere, a prescindere dalle parole di Powell, anche nei prossimi giorni. Sotto i riflettori, infatti, ci saranno sia i grandi big della tecnologia con le loro trimestrali ma anche le questioni politiche. In primis, secondo indiscrezioni di stampa, la decisione di Biden di raddoppiare la tassa sui capital gains che dall’attuale 20% potrebbe arrivare fino al 43,4%per tutti coloro che guadagnano oltre 1 milione di dollari.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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