Quanto costa fare trading in Italia?

Quanto costa fare trading in Italia? Che l’Italia sia una nazione dove le cose spesso non vanno per il verso giusto sono i primi gli italiani a saperlo. Che questa cosa sia particolarmente pronunciata riguardo alle tasse è cosa ancora più nota. Ne volete un esempio? Le tasse sugli strumenti finanziari. Tra bolli, tasse sul capital gain e altro lo Stato ogni anno incassa 13 miliardi di euro. Metà di una finanziaria. La metà di IMU e TASI messe insieme. Ma non ne parla nessuno, purtroppo. Invece si tratta in pratica di una patrimoniale. E pesa parecchio sui risparmiatori.

I quali, infatti, pensano spesso a fare le tende e portare tutti i propri soldi all’estero per evitare dei prelievi sinceramente troppo onerosi. Anche i fedelissimi di obbligazioni e titoli di Stato. Perché i rendimenti sono sinceramente ridicoli, ed i costi di gestione e le commissioni applicati dalle banche a volte rendono l’investimento negativo a priori. Ma quanto costa fare trading in Italia, in concreto?

Quanto costa fare trading in Italia?

Andiamo con ordine. C’è differenza nella tassazione tra cedole e dividendi. Le prime, fornite dai titoli obbligazionari, sono tassate al 12,5%. I secondi, forniti dai titoli azionari, insieme alle obbligazioni bancarie e corporate, sono invece tassati al 26%. Una differenza enorme, di più del doppio e inspiegabile. Inspiegabile perché non si tiene minimamente di conto il fattore rischio. Non solo, ma un’altra cosa ancora è gravissima. Non si possono compensare debiti con crediti, in tutti questi casi. Il fatto è dovuto all’astrusa legge italiana, caso unico al mondo, che distingue tra redditi di capitale e redditi diversi. Questo permette al fisco di tassare sempre e comunque le rendite finanziarie. In altri Paesi ciò avviene solo sopra una certa soglia, o non avviene per niente.

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Il 76,4% degli investitori al dettaglio perde denaro sul proprio conto quando negozia CFD con questo fornitore. Dovresti considerare se puoi permetterti di correre il rischio elevato di perdere i tuoi soldi.

E nel caso del capital gain, cioè dei guadagni? Come prima, più di prima. Anche qui, come ben noto, siamo al 26% di tasse. Su 1.000 euro di guadagni la banca o il broker tratterranno, come sostituto d’imposta, 260 euro alla fonte. Il guadagno sarà quindi solo di 760 euro. E se si perdono soldi, con un investimento, invece di guadagnarli? Allora si matura un credito d’imposta (minusvalenza). Ma solo per 4 anni. Se non lo si riesce ad esercitare, a fronte di un pari guadagno, scade. Avete capito la perversione del legislatore? Se si guadagna, le imposte si pagano subito. Se si perde, si possono compensare le perdite con le tasse sui guadagni solo entro i 4 anni a disposizione. E solo se si guadagna qualcosa, nel frattempo.

La Tobin Tax sugli investimenti alternativi

E’ la tassa su futures, opzioni, CFD, warrants, covered warrants e certificates, cioè i derivati. La tassa viene esercitata direttamente dall’intermediario finanziario che tratta gli strumenti. Agisce anch’esso come sostituto d’imposta, e trattiene lo 0,10% del saldo netto delle transazioni giornaliere. Quanto rende quest’altra tassa ingiusta ed esagerata? 900 milioni l’anno. Ma ha reso ⅔ meno di quanto previsto. Ed ha chiaramente allontanato gli investitori dalla Borsa.

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