Quanti tipi di leasing esistono e in cosa differiscono?

Spesso le aziende (ma anche i privati) trovano non conveniente, o non hanno i soldi, per comprare direttamente un bene di cui hanno bisogno per le loro produzioni. Come “aggirare” l’ostacolo? Una via di fuga è data dal leasing; qui vediamo quanti tipi di leasing esistono e in cosa differiscono tra di loro, anche per capire qual è quello meglio rispondente alle proprie esigenze.

Cos’è il leasing?

In generale col termine leasing, che può essere finanziario o operativo, ci si riferisce a una tecnica contrattuale di finanziamento. In esso un soggetto (locatore o concedente) conferisce all’utilizzatore (o conducente) il diritto di utilizzare un determinato bene dietro pagamento di un canone periodico. L’istituto è stato regolato solo il 29/08/’17 con la L. 124 del 4/8/2017 che lo ha tipizzato, dettando per la prima volta la nozione di leasing finanziario (la fattispecie più diffusa).

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Leasing finanziario

Il leasing finanziario (l.f.) è quel contratto con cui un intermediario finanziario iscritto all’albo o una banca s’impegna ad acquistare o a far costruire un bene su scelta e secondo le indicazioni dell’utilizzatore. Quest’ultimo poi ne assume tutti i rischi, anche di distruzione. Il locatore lo mette quindi a disposizione per un dato tempo e dietro un certo canone che tenga conto sia del prezzo di acquisto o costruzione che della durata del contratto. Alla scadenza di quest’ultimo, il conducente può scegliere se acquistare la proprietà del bene o restituirlo. Se decide di acquistarlo, lo paga al prezzo che era stato già concordato all’origine, al momento della prima firma del contratto.

Leasing operativo

Sempre nell’ambito di quanti tipi di leasing esistono e in cosa differiscono, vediamo lo schema di tale tipologia contrattuale. Esso ricalca molti degli elementi tipici del l.f.. e coincide col noleggio; nella prassi è conosciuto anche col termine di ‘renting’. È di norma proposto dallo stesso costruttore del bene, che risponde in prima persona degli eventuali vizi del bene locato. Egli in pratica ne cede la sola disponibilità all’uso dietro pagamento di un canone mensile.

Non comporta alcun trasferimento di rischio in capo al conduttore. È infatti il concedente-produttore che per tutta la durata del contratto si fa carico dei rischi di obsolescenza – e non – del bene concesso. Ciò spiega perché la sua maggiore applicazione in azienda la si riscontra verso quei beni caratterizzati da rapida obsolescenza e da un’alta standardizzazione. Ancora, spiega anche il perché di norma esso o non ha vincoli di durata oppure se li prevede essi sono molto breve (più corti della vita economica del bene stesso locato).

Sale and lease-back

In questa forma contrattuale (traducibile con: ‘vendita con patto di locazione’) è previsto che sia il professionista o l’azienda a vendere alla società di leasing il bene oggetto del contratto. Quest’ultima poi ne cede il godimento (tecnicamente: retrocede) in leasing al venditore primo, dietro il corrispettivo di canone periodico. Scaduto il contratto sarà poi l’utilizzatore a decidere se restituire l’immobile o riacquistarlo. In sostanza è una variante del contratto standard di leasing e statisticamente vanta il maggiore ricorso quando il bene scambiato riguarda marchi e brevetti, immobili, impianti.

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