Quanti posti di lavoro persi a causa della pandemia?

Le video guide di PdB

L’Ocse (dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha calcolato quanti sono i posti di lavoro persi a causa della pandemia. L’analisi della situazione è alquanto preoccupante se si considera che sono cinquecentomila i posti di lavoro bruciati in tre mesi. Quindi, i dati ci restituiscono l’immagine di un Paese regredito e deperito sul piano occupazionale. In ambito europeo, l’Italia è tra i più colpiti tra i 37 Stati membri dell’Ocse. Come si evince anche da un report presentato all’Università Cattolica, l’impatto del lockdown è stato devastante in ambito nazionale e internazionale.

Quindi, quella firmata coronavirus è una crisi senza precedenti perché ha superato anche la recessione del 2008-2009. Infatti, nei mesi dell’emergenza sanitaria, si è calcolato un numero di ore lavorate di dieci volte inferiore rispetto al precedente tracollo economico. In Australia, Canada, Giappone, Corea, Svezia e Stati Uniti sono calate del 12,2% rispetto all’1,2% dei primi 3 mesi della crisi del 2008. In Italia la diminuzione è stata pari al 28%.

Le conclusioni degli economisti

Abbiamo visto quanti posti di lavoro sono stati persi a causa della pandemia ma, contestualmente, vi è stato anche un calo delle assunzioni. Per gli esperti, naturalmente, è essenziale fare in modo di tenere i contagi sotto controllo, per evitare di cadere di nuovo in restrizioni, insostenibili per l’economia. Tuttavia, non bisogna neppure pensare che non riusciremo più a rialzarci.

La ripresa ci sarà, ma non sarà immediata anche se qualche segnale di ripresa si inizia a lanciarlo. Tant’è che la Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, ha registrato che in Lombardia, la regione italiana più colpita dal Covid, sono previste 40mila assunzioni a luglio. Si cercano specialmente specialisti e tecnici informatici a Milano, personale di segreteria e amministrativo a Monza Brianza e conduttori di mezzi di trasporto a Lodi. Si può concludere sostenendo che il lockdown ha rappresentato una difficoltà per tutti ma per alcuni più che per altri.

A risentire di più dell’impatto economico sono i lavoratori più vulnerabili, che non possono fare il telelavoro, quelli autonomi e a tempo parziale, le donne e i giovani. Si pensi soltanto che la disoccupazione giovanile è passata dall’11,2% di febbraio al 17,6% di maggio. Quindi, una graduale linea decrescente verso il basso.

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