Quando si può arrivare a licenziare il lavoratore per una pausa caffè troppo lunga?

Avremo visto qualche volta i nostri colleghi intrattenersi per tempi prolungati al bar mentre noi, ligi al dovere, correvamo sul posto di lavoro. Tuttavia, non ci sarà mai passato per la testa che qualcuno di loro potesse essere addirittura licenziato per una pausa caffè troppo lunga. Senonchè, ponendoci seriamente la domanda: “quando si può arrivare a licenziare un lavoratore per una pausa caffè troppo lunga?”, vediamo cosa stabilisce la legge. Anzitutto, premettiamo che rientra nei diritti del lavoratore prendere qualche minuto d’aria, per recuperare le forze, dopo ore di concentrazione.

Tuttavia, tutte le forme di abuso, trasformano il diritto in un illecito, in quanto prolungare la pausa oltre qualche minuto, inizia ad integrare un inadempimento contrattuale. Ma vediamo, precisamente, quale è il limite oltre il quale questa pausa caffè potrebbe diventare “eccessiva”, tanto da nuocerci sul lavoro. Naturalmente, la questione potrebbe essere agevolmente risolta affidandosi al buonsenso, perché prendere un caffè dopo ore di lavoro, non può avere alcuna conseguenza. Tuttavia, se, invece, ne prendiamo tre e nel frattempo investiamo il nostro tempo a chiacchierare invece di lavorare, la questione si pone.

Cosa stabilisce la legge

A questo punto, dobbiamo rispondere alla iniziale domanda sul quando si può arrivare a licenziare un lavoratore per una pausa caffè troppo lunga. Il decreto n. 66/03, offre talune dritte in merito e coi consente di riempire di concretezza la questione. Ebbene, secondo la legge, si può essere licenziati per la pausa caffè solo in presenza di certe condizioni. Segnatamente, il lavoratore ha diritto a fare una pausa di almeno 10 minuti per recuperare le energie psico-fisiche, allorquando la giornata di lavoro duri almeno 6 ore. Questa è la regola generale che vale per tutti i dipendenti e rispetto alla quale sussistono delle eccezioni legate alla peculiarità di taluni lavori. Inoltre, anche i contratti collettivi possono prevedere delle pause più lunghe rispetto a quella anzidetta.

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Tuttavia, a parte ciò, vi sono dei tipi di lavori per i quali ricorrono eccezioni. Si tratta dei: videoterminalisti, lavoratori domestici, trasportatori, nonché dei dirigenti, dei minorenni e dei lavoratori a domicilio. All’opposto, a sfavore della pausa caffè, vige la regola che se il lavoratore ha un orario spezzato, essa potrebbe coincidere con la pausa pranzo, con la conseguenza che se ne potrà fare soltanto una. Ciò, a discrezione del datore di lavoro.

Quando può ricorrere il licenziamento?

Naturalmente, gli estremi del licenziamento ricorreranno allorquando si viola le legge, rappresentata dalle regole su enunciate. Quindi, in altri termini, il licenziamento certamente ricorrerà se si trascorre più tempo a fare pausa che a lavorare. Si pensi al lavoratore che arriva in ufficio e sistematicamente, dopo aver acceso il computer, va a prendere il caffè con i colleghi e si trattiene mezz’ora.

Il tutto, si aggrava addirittura se lo si ripete più volte durante la giornata lavorativa. Insomma, il cd. “fannullone”, rischia, comunque, il licenziamento non solo in virtù della pausa caffè ma anche se fa tutto fuorché lavorare. Comunque, il licenziamento vero e proprio dovrà essere preceduto dalle sanzioni graduali quali il richiamo e poi ad esempio una sanzione disciplinare, che dimostrano la non occasionalità ma la abitualità della condotta violativa. Naturalmente, se il comportamento è occasionale, non sarà possibile giungere d’ambleè alla sanzione estrema del licenziamento disciplinare. Invece, la presenza di richiami e sanzioni pregresse, consentirà la notifica del licenziamento.

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