Quando il titolare di partita IVA deve avere un conto corrente dedicato e se non c’è l’obbligo quando conviene averlo?

Uno dei quesiti più discussi dai titolari di partita IVA riguarda l’obbligatorietà o meno del conto corrente dedicato. Cioè la necessità di avere un secondo c/c oltre a quello personale e familiare, da dedicare solo per le operazioni legate alla propria attività.

Entriamo subito nel vivo della materia. Vedendo quando il titolare di partita IVA deve avere un conto corrente dedicato e se non c’è l’obbligo quando conviene averlo.

In merito all’obbligatorietà del 2° c/c

Spesso si rincorrono voci circa la necessità di un secondo c/c da utilizzare solo per le operazioni legate all’esercizio della propria attività. Si pensi al libero professionista che vuole associare la gestione dei movimenti finanziari in entrata e uscita con un c/c dedicato.

La prima risposta da dare è che al momento non esiste alcun obbligo di legge per le persone fisiche e titolari di partita IVA ad avere un conto business.

Tuttavia, si rende comunque necessario il possesso di almeno c/c personale con cui andare a versare le imposte dovute. Quest’ultime, infatti, possono effettuarsi solo attraverso pagamenti telematici da un c/c intestato al titolare della partita IVA.

Dunque, se non c’è necessità di un c/c dedicato sicuramente bisogna avere un conto corrente intestato con cui pagare le imposte.

I contro del doppio c/c per i titolari di partita IVA

Fatta chiarezza sull’esistenza o meno dell’obbligo di legge, andiamo oltre. E vediamo quando il titolare di partita IVA deve avere un conto corrente dedicato e se non c’è l’obbligo quando conviene averlo.

Sul piatto della bilancia dovremo porre tutti i pro e tutti i contro. Partiamo da quest’ultimi.

Anzitutto vi sono i costi di tenuta conto, che oscillano anche a seconda del canale (fisico online) prescelto. Ad ogni modo va detto che di norma i c/c aziendali sono più costosi di quelli personali.

Quanto a quest’ultimi, ricordiamolo, secondo un’indagine della Banca d’Italia del 2019 erano pari a 21,40 euro per quelli online, 54,10 euro per quelli postali e infine 88,50 euro per i c/c bancari del tipo tradizionale.

Poi ci sono doppi bolli di Stato e i costi in termini di tempo per la lettura e controllo delle voci contenute nei due distinti rapporti. Ed ancora: doppi PIN, doppie password, doppi adempimenti burocratici, etc.

Ma quando al titolare di partita IVA conviene avere un conto corrente dedicato?

Ad ogni modo i vantaggi nel tenere i rapporti (familiari e professionali) distinti non mancano. Tra essi, i principali sono i seguenti:

a) chiarezza tra quali sono i flussi in entrata e uscita che riguardano l’attività e quelli che riguardano la famiglia. Tale aspetto sta particolarmente a cuore a chi ha un notevole flusso di scambi monetari in entrata e uscita legati all’esercizio della sua professione. In definitiva, quindi, le due sfere ne risultano facilmente controllabili e valutabili;

b) maggiore chiarezza con gli Enti preposti ai controlli in caso di eventuale accertamenti fiscali;

c) migliore gestione dei flussi finanziari personali e aziendali. E capire meglio dove occorre o conviene intervenire per apportare eventuali miglioramenti.

Professionista o ditta, quando il titolare di partita IVA deve avere un conto corrente dedicato e se non c’è l’obbligo quando conviene averlo

La distinzione delle movimentazioni in denaro dell’attività rispetto a quelle familiari è più marcato quando si passa dal professionista con partita IVA alla ditta individuale. In questo caso, infatti, si dovrà tener conto a favore dell’apertura di un c/c dedicato. E questo in virtù della maggiore mole di operazioni riconducibile alla ditta e che necessitano di un unico e ordinato “contenitore”.

Consideriamo anche i problemi che possono nascere in tema di legge antiriciclaggio, specie nel caso di movimentazioni di somme elevate. Senza considerare infine che la ditta in questione potrebbe avere una denominazione diversa da quella della persona fisica titolare della ditta e del c/c personale.

Ecco dunque illustrato in sintesi quando il titolare di partita IVA deve avere un conto corrente dedicato e se non c’è l’obbligo quando conviene averlo.

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