Quando il Fisco sbaglia deve risarcire il danno

Sembra assurdo ma vero che anche il Fisco risponde per danni, se intraprende un accertamento fiscale del tutto errato e del tutto privo di fondamento. In particolare, può accadere che quando il contribuente viene invitato dal Fisco a fornire dei chiarimenti, gli faccia notare in quale palese errore sia incorso. In quella sede, inoltre, dia atto, anche con documenti e supporti giurisprudenziali, di quanto sostenuto. Il funzionario, dal canto suo, però, sostiene di avere le mani legate e che, pertanto, è obbligato a procedere, ma che si potrà, comunque, contestare l’accertamento dinanzi al giudice.

A fronte di ciò, si ci sente ingiustamente vittime di abuso, considerato che l’Agenzia delle Entrate sta operando, nella piena consapevolezza di arrecarci un danno.

Danno che, consiste nell’obbligarci a fare una causa, pagare le spese processuali e un avvocato. Pertanto, a questo punto, si ci chiede: “quando il Fisco sbaglia, deve risarcire il danno?”. Preliminarmente, occorre specificare che se si intende soltanto ottenere l’annullamento della pretesa illegittima, è sufficiente rivolgersi al giudice. Diversamente si deve agire, invece, se si vuole anche fare giustizia contro il funzionario che non ha applicato la legge. Cioè contro colui che, per la sua negligenza, ci ha esposti a pregiudizi economici e morali. Nel qual caso, bisognerà attivare un altro giudizio contro il funzionario, dimostrando come egli abbia agito con dolo o colpa grave. In tale ipotesi, però, si può ottenere anche un ulteriore risarcimento, rispetto a quello dovuto unitamente all’annullamento dell’accertamento illegittimo. Vediamo come.

Annullamento in autotutela

Anzitutto, a fronte dell’accertamento illegittimo, il primo e più semplice rimedio è quello dell’autotutela. Si tratta di una semplice istanza che si può inviare con raccomandata o con posta elettronica certificata, all’Agenzia delle Entrate. In essa, si chiederà all’ente stesso di rettificare il proprio atto. Detta istanza, inoltre, è proponibile anche senza bisogno di un avvocato.

L’importante è che vi si indichi, chiaramente, l’errore in cui è caduto l’ufficio e le norme che si ritiene abbia violato. La medesima, poi, si può presentare in qualsiasi momento, anche qualora i termini per fare ricorso al giudice dovessero essere scaduti. A dare forza a questo strumento di tutela, è spesso intervenuta la Cassazione sostenendo che l’Agenzia è tenuta ad annullare i propri errori in via di autotutela. Ciò, anche se non sia stato presentato ricorso alla Commissione Tributaria. Il tutto, in virtù del dovere di collaborazione con il contribuente, nonchè di imparzialità e buon andamento dell’amministrazione. Tuttavia, detto strumento può anche non andare a buon fine.

Ricorso al Giudice

Nel caso di ricorso al Giudice, se il contribuente ottiene ragione nella controversia, l’amministrazione verrà condannata al rimborso delle spese del giudizio. Quindi, è chiaro che, quando il Fisco sbaglia, deve risarcire il danno. Tuttavia, spesso, le somme liquidate dalle Commissioni Tributarie, non coprono, effettivamente, le spese che sono state necessarie per difendersi. Si ricordi, però, che è possibile chiedere ed ottenere anche la condanna per lite temeraria, che comporta l’obbligo per il Fisco, di risarcire un’ulteriore somma.

La denuncia alla Procura della Corte dei Conti

Ultimo strumento di tutela attivabile contro il Fisco che sbaglia palesemente, è la richiesta di rinvio degli atti alla Procura della Corte dei Conti. È questo sicuramente il rimedio più drastico che il contribuente può esperire per far valere un comportamento palesemente illegittimo nei propri confronti. In detto caso, si fa valere il danno erariale cagionato dal comportamento del funzionario. In particolare, detto strumento serve proprio per punire il funzionario che, con dolo o colpa grave, abbia insistito in una pretesa erariale illegittima. Il tutto, cagionando un danno all’amministrazione e prima di tutto al contribuente. Di detto comportamento egli risponderà per responsabilità erariale innanzi alla magistratura contabile. In tal caso, il risarcimento spettante al contribuente consisterà nel rimborso delle spese processuali e nel risarcimento del danno.

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