Quando è possibile chiedere la modifica dell’assegno di mantenimento

Parlando di assegno familiare si intende l’assegno di mantenimento oppure l’assegno divorzile, o ancora l’assegno alimentare. Si tratta di forme di contribuzione diverse, di cui deve farsi carico il coniuge che ha un reddito più alto. La fissazione del quantum dell’assegno è stabilito dal Tribunale ma esso può essere modificato, cioè essere ridotto o aumentato. In questa sede approfondiremo la tematica sul quando è possibile chiedere la modifica dell’assegno di mantenimento.

L’assegno di mantenimento

Assegno di mantenimento è un’espressione più diffusa e sta ad indicare la cifra mensile che un ex deve versare all’altro dal momento della separazione. Serve a fare in modo che l’ex possa mantenere lo stesso tenore di vita che conduceva durante il matrimonio. Detto assegno può essere convenuto tra i due ex coniugi quando la separazione è consensuale. Oppure l’entità viene stabilita dal giudice in caso di separazione giudiziale.

L’assegno divorzile

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L’assegno di divorzile fa riferimento, invece, a un versamento mensile successivo al divorzio. La finalità è diversa da quella dell’assegno di mantenimento. Con esso, infatti, si vuole assicurare all’ex partner non lo stesso tenore di vita condotto in costanza del matrimonio, bensì, semplicemente, un’esistenza dignitosa. A riguardo, non a caso, due recenti sentenze della Cassazione hanno precisato la nuova natura di questo istituto. Con la prima, n. 11504 del 2017, si è sostenuto che l’assegno di che trattasi abbia natura assistenziale, cioè serva per arrivare alla fine del mese. La seconda, invece, Cass. Sez. Unite, sent. n. 18287/2018, attribuisce a detto assegno natura compensativa. In atri termini, avrebbe la funzione di compensare il coniuge che si è maggiormente sacrificato nella coppia, ad esempio a livello professionale, oppure all’interno del ménage familiare.

L’assegno alimentare

L’assegno alimentare (i cd. alimenti) ha natura assistenziale. Si tratta, quindi, di fornire un supporto al coniuge che si trova in condizioni economiche precarie. In genere, dato che la somma riguarda soltanto vitto e alloggio, cioè quanto occorre per vivere, essa è più bassa di quella dell’assegno di mantenimento.

Revisione

Chiarite, dunque, le forme di contribuzione che possono essere corrisposte da un coniuge all’altro, ora vediamo quando è possibile chiedere la modifica dell’assegno di mantenimento. Si premette che la richiesta di revisione dell’importo deve fondarsi su un cambiamento intervenuto a modificare gli equilibri tra gli ex. La richiesta di revisione può essere presentata in qualunque momento, allorquando cambino le condizioni economiche delle parti. Quindi, essa deve essere supportata da quelli che la legge denomina, giustificati motivi. Quindi, per passare in rassegna una casistica offerta dalla Cassazione, osserviamo quando si può chiedere l’aumento dell’assegno. Il primo caso è il peggioramento della situazione patrimoniale. Quindi, quando il reddito dell’ex moglie o dell’ex marito che percepiscono l’assegno diminuisce, si può chiedere l’aumento dell’assegno di mantenimento.

Altrettanto si può fare per far fronte alle esigenze del figlio che si sta iscrivendo all’università. Altro caso è la sopraggiunta malattia o invalidità. In questo caso, l’assegno può essere aumentato, affinchè il beneficiario possa tener fronte alle spese per le cure. Ancora, tra i casi passati al vaglio della Cassazione, abbiamo l’esigenza di un appartamento più grande per sè e per i figli. Pensiamo all’ipotesi in cui il coniuge affidatario, in un primo momento, viveva con i genitori ma le esigenze familiari richiedano spazi più confacenti alle necessità. Infine, abbiamo l’ipotesi dell’inflazione, ossia l’aumento del costo della vita. Quelli appena indicati, sono tra i casi in cui, effettivamente, i giudici hanno reputato di dover procedere ad un aumento dell’assegno. Tuttavia, la situazione va valutata, di volta in volta, in relazione alle circostanze del caso concreto.

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