Quali tasse pagheremo con il nuovo Governo?

Il nuovo Governo ha operato già delle considerazioni di merito, in ordine alla riforma fiscale. Tradotta in soldoni, la linea tracciata per il futuro, sull’argomento, è la seguente: non ci saranno nuove tasse, non ci sarà un’aliquota Irpef unica, non ci sarà la flat tax. Quindi, la pressione fiscale sarà basata sulla progressività e sulla lotta all’evasione. Tuttavia, non si capisce se si pagheranno più o meno tasse, o ancora più chiaramente: “quali tasse pagheremo con il nuovo Governo?”. Dalle premesse si potrebbe dedurre che, certamente o quasi, non si pagherà meno ma forse neppure in più. Quindi, Draghi avrebbe espresso l’intenzione di non aumentare la pressione fiscale su cittadini e imprese e questo sembra un dato confortante. Infatti, sono state queste le parole che ha rivolto ai partiti, in occasione delle consultazioni: «nessuna nuova tassa, neppure occulta».

Come potrebbe cambiare la tassazione italiana?

Tuttavia, resta in piedi la domanda: “ quali tasse pagheremo con il nuovo Governo?”. Rispetto alla stessa, anzitutto, premettiamo che, ad oggi, l’IRPEF, cioè l’imposta sul reddito delle persone fisiche, fonda su un sistema che prevede 5 scaglioni. In base ad esso, le aliquote vanno dal 23% al 43%, a seconda dei redditi dichiarati. Però, entro gli 8mila euro, vi è una no tax area, cioè non è dovuta nessuna imposta. Rispetto a questa situazione, si ci chiede : “cosa verrà cambiato?”. In base a quanto sostenuto dal nuovo Premier, vi sarà una revisione delle aliquote, così come suddivise. Il tutto, secondo un principio di progressività, come prescritto dalla Costituzione e precisamente dall’art. 53.

Inoltre, si renderà concreto il progetto, da lungo tempo pronosticato, consistente nel semplificare l’attuale sistema delle detrazioni e delle deduzioni. Il tutto, in maniera conforme a quanto era stato già pianificato precedentemente. In definitiva, ciò che cambierà si baserà sul principio anzidetto che prescrive, in parole semplici che: chi più ne ha, più tasse deve pagare. Il tutto, pur non aggravando la pressione fiscale, cosa che, in questo momento, il Paese non potrebbe permettersi. Inoltre, riguardo ai sussidi, come il reddito di cittadinanza, vi saranno dei cambiamenti. Tuttavia, anche questi non saranno molto diversi da quegli stessi che Conte aveva preannunciato. Si punta, cioè, ad un minore assistenzialismo e ad una maggiore efficienza e operatività delle politiche attive del lavoro. Insomma, la strada è stata tracciata ma, poi, si vedrà nel prosieguo, in concreto, ciò che verrà deciso.

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