Quali sono le tutele riconosciute dalla legge per il mobbing

Il mobbing in ambito lavorativo è un fenomeno assai diffuso nella società odierna. Esso si traduce in violenze verbali, minacce, trasferimenti illegittimi, attacchi fisici, provenienti sia da parte del datore di lavoro che dei colleghi. Talvolta, la difficoltà di denunciare deriva dal timore di perdere il lavoro, che rappresenta la propria fonte di sostentamento. Tuttavia, altre volte, l’esasperazione psicologica e la consapevolezza, inducono ad adottare la decisione della ribellione e del ricorso alla giustizia. Quindi, a questo punto occorre domandarsi: in caso di mobbing, quali sono le tutele riconosciute dalla legge per il mobbing  e alle vittime di comportamenti dannosi?

In cosa consiste

A voler dare una definizione di mobbing, si può sostenere che si tratta di una condotta denigratoria, persecutoria ed oltraggiosa perpetrata da una persona nei confronti di un’altra. Normalmente, tra i due soggetti vi deve essere un rapporto di subordinazione lavorativa oppure, semplicemente, di colleganza. Caratteristica cardine della condotta è l’atto persecutorio nei confronti della vittima, reiterato, che si sostanzia in atteggiamenti violenti, sul piano fisico o/e psicologico. Da detta condotta, quindi, scaturisce come conseguenza dannosa per la vittima, uno stress psicologico insostenibile.

A seconda, poi, che la condotta illecita derivi dal datore di lavoro o da un collega, il mobbing si distingue in verticale e orizzontale. Il primo, naturalmente, provenendo dal datore di lavoro, reca con sé, in aggiunta, lo stress derivante dal rapporto gerarchico. Nel secondo caso, di mobbing orizzontale, invece, la condotta del collega, di solito si materializza in un atteggiamento bullistico. Questo è caratterizzato dalla formazione di un gruppo con altri colleghi, volto ad emarginare e a far sentire inadeguato e deriso il lavoratore preso di mira.

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Quali sono le tutele riconosciute dalla legge per il mobbing?

Importante, a questo punto, è sapere quali sono le tutele riconosciute dalla legge e quindi come bisogna reagire all’ingiustizia subita. In generale, l’assenza di una normativa specifica di settore, almeno all’inizio, ha creato non pochi problemi. A fronte di ciò, è stata soprattutto l’elaborazione giurisprudenziale a dare un’adeguata risposta all’esigenza di tutela con riferimento a questo fenomeno. In tal modo, si è riusciti ad assicurare forme di protezione utili alla vittima degli atti persecutori.

Anzitutto, abbiamo la tutela sul piano civilistico, che si realizza con il risarcimento del danno. In questi tipi di fattispecie, il danno da risarcire è principalmente quello morale, considerate le conseguenze che l’atto persecutorio provoca sul piano psicologico. Inoltre, se la condotta persecutoria è sfociata nel trasferimento del dipendente oppure nel cambio mansioni, vi dovrà essere la reintegrazione nella precedente posizione di lavoro. Accanto alla tutela civile, può ricorrere anche quella penale, in presenza, però, di determinate condizioni. Anche qui, il vuoto legislativo è stato colmato dalla giurisprudenza. Alla condotta in discorso possono accostarsi il reato di maltrattamenti commessi da persona dotata di autorità per l’esercizio di una professione. Oppure, si ricorre alla fattispecie, sotto aspetti molto simile, dello stalking. Nel pubblico impiego, poi, il mobbing può sfociare nel reato di abuso di ufficio, come confermato recentemente dalla Cassazione.

Indennizzo INAIL

Esiste, inoltre, un altro strumento di tutela del diritto del lavoratore, vittima di mobbing. Tale è il ricorso all’assicurazionedell’INAIL, organo preposto alla tutela degli infortuni causati dall’attività lavorativa. Essa è obbligatoria per tutti i datori di lavoro. Al riguardo, la Corte Costituzionale ha stabilito che l’assicurazione contro le malattie professionali copre anche quelle non comprese nelle tabelle legislative. Ai fini risarcitori, infatti, è sufficiente che la malattia sia provata e collegata alla causa di lavoro. Conseguentemente, sono indennizzabili dall’INAIL, tutte le malattie di natura fisica, o psichica, la cui origine sia riconducibile al rischio del lavoro. Vi rientrerebbe, dunque, anche quella derivante dal forte stress psico- fisico cui sia stato soggetto il lavoratore vittima di mobbing.

 

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