Quali sono le novità del reddito di cittadinanza con riferimento alle assunzioni?

La misura del reddito di cittadinanza è stata pensata, fin dall’inizio, come un aiuto rivolto a quanti versassero in condizioni di difficoltà economica.

Tuttavia, esso è stato concepito anche come misura provvisoria. Ossia di passaggio. In quanto accompagnata dalla concertazione con le politiche attive del lavoro.

Quindi, si può dire che quello che era stato pensato come un ammortizzatore sociale transitorio, ha finito per diventare un sostegno ordinario statico. Non accompagnato concretamente da misure propositive di inserimento nel mondo del lavoro.

Le categorie ammesse al beneficio del reddito di cittadinanza

Infatti, tra le categorie ammesse al beneficio vi sono proprio i cittadini maggiorenni che si trovano in stato dei disoccupazione. O che siano inoccupati, cioè hanno perso il lavoro o non hanno mai lavorato.

Invece, coloro che hanno presentato le dimissioni senza giusta causa, sono esclusi dal reddito per i 12 mesi successivi alla cessazione del rapporto.

Tuttavia, soprattutto negli ultimi mesi, all’interno della compagine governativa, vi è stato chi ha messo in discussione la misura, proprio per le carenze che la sua modalità di erogazione ha posto in essere nel corso degli anni. Infatti, qualcuno ha anche proposto di abrogarla.

Sicché, dopo diverse polemiche, si è deciso di mantenere la misura ma di iniziare ad introdurre le novità e le strutture necessarie per farla funzionare conformemente a quella che ne era stata l’idea originaria.

Quali sono le novità del reddito di cittadinanza con riferimento alle assunzioni

Pertanto, qui vedremo quali sono le novità del reddito di cittadinanza con riferimento alle assunzioni. Anzitutto, ci chiederemo se chi lavora o chi percepisce la disoccupazione può ottenere, comunque, il reddito di cittadinanza. La risposta è: “sì, dipende dal reddito percepito”. Nel caso, ad esempio, si tratti di un lavoratore part time, il suo stipendio può essere integrato dal reddito di cittadinanza fino ad arrivare a 780 euro al mese.

Naturalmente, l’importo può variare in base ad una serie di variabili. Cioè, l’importo è maggiore o minore a seconda che si è single o se si ha una famiglia a carico. Inoltre, anche la NASPI e altre prestazioni collegate allo stato di disoccupazione sono compatibili con la misura, fino al limite di importo teoricamente spettante al soggetto che percepisce il reddito.

Obbligo di lavorare

L’obbligo di lavorare era già una condizione per il conseguimento del reddito di cittadinanza. Tuttavia, adesso, il Governo sembra voglia rendere effettiva ed operante la condizione.

Infatti, si sono emanati una serie di provvedimenti integrativi nei quali si forniscono i dovuti chiarimenti e sottolineate le sanzioni cui si va incontro se non si rispettano le condizioni cui il beneficio è subordinato.

Quindi, chi si rifiuterà di lavorare per il proprio Comune perderà il sussidio. Lo stesso accadrà nel caso in cui si rifiutino tre offerte di lavoro congrue, oppure se si rifiuti solo la prima, nel caso in cui il sussidio sia in fase di rinnovo, essendo decorsi i 18 mesi.

Partecipazione alle iniziative di politica attiva del lavoro

Inoltre, il sussidio si perderà anche se non si partecipa alle iniziative di politica attiva del lavoro. Infatti, salvo che per le categoria escluse, chi percepisce il reddito deve:

a) iscriversi presso i centri per l’impiego, offrendo subito la propria disponibilità a lavorare;

b) iniziare un percorso per essere supportati nella ricerca del lavoro, dimostrando la reale volontà di trovare un impiego, anche mediante la sottoscrizione del patto per il lavoro;

c) effettuare, di conseguenza, una ricerca attiva del lavoro in modo regolare;

d) lavorare nei progetti eventualmente attivati dal Comune di residenza. Al riguardo, il Ministro del Lavoro ha invitato i Comuni ad emanare a breve dei PUC, per collocare tutti i percettori del reddito di cittadinanza nei lavori di pubblica utilità;

e) frequentare percorsi per la qualifica o la riqualificazione professionale;

f) comunicare, in ogni caso, eventuali variazioni del reddito;

g) accettare uno dei primi tre lavori congrui eventualmente offerti, oppure la prima offerta se il reddito è in fase di rinnovo, come in precedenza descritto.

Nel dettaglio, l’offerta di lavoro per essere reputata congrua deve prevedere uno stipendio mensile di almeno 858 euro (780 più il 10%). Per le medesime ragioni, chi ha accettato un lavoro con uno stipendio inferiore a quello indicato minimo, avrà comunque diritto all’integrazione del reddito.

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