Quali sono i porti sicuri in cui si stanno rifugiando gli investitori durante la crisi?

Come investire da ora in poi? Quali sono i porti sicuri in cui si stanno rifugiando gli investitori durante la crisi?

Quando le cose vanno male, in maniera molto errata, la gran parte degli investitori esce dai  mercati. Quel che fa sorridere (amaramente) è che non escono solo i retailer, cioè le persone normali. No, escono anche gli istituzionali. Fondi gestiti da persone che dovrebbero sapere che qualunque crisi viene comunque riassorbita nel lungo termine. Purtroppo, meccaniche interne alle case di gestione e regole avulse dalla realtà fanno sì che anche gli istituzionali si comportino in maniera errata. Ma tant’è… A marzo, i prodotti finanziari a livello europeo hanno visto una vera e propria fuga, dovuta al panico più completo. L’uscita degli investitori dai fondi è stata pari a 287 miliardi di euro. Per darvi un’idea, ad ottobre 2008, periodo più nero della Grande Crisi Finanziaria, la fuga fu di “soli” 108 miliardi di euro.

I comparti obbligazionari hanno lasciato per strada 140 miliardi di euro, un livello mai visto prima. I fondi azionari europei hanno subito deflussi netti per 56 miliardi di euro, record rispetto al minimo precedente, quando gli investitori ritirarono 46 miliardi. Gli azionari globali blend a grande capitalizzazione sono stati quelli da cui si è usciti di più. Sono stati seguiti dai fondi azionari statunitensi blend a grande capitalizzazione e dagli emergenti globali. Quindi, ok. Sono scappati tutti, o quasi. Ma dove si è riversata questa enorme massa di denaro? Quali sono i porti sicuri in cui si stanno rifugiando, e si sono rifugiati, gli investitori durante la crisi?

Quali sono i porti sicuri in cui si stanno rifugiando gli investitori durante la crisi?

Non i fondi monetari, contrariamente a quanto si potrebbe pensare. Quindi, non c’è stata la corsa agli strumenti quanto più simili al contante. Al contrario, i 41 miliardi di euro tolti da questi fondi, ed ancora fuori dai mercati, fanno dire con sicurezza che gli investitori li hanno lasciati parcheggiati sui conti correnti. I prodotti esposti alle materie prime rappresentano l’unica grande categoria che è andata in controtendenza. Questo, chiaramente, grazie all’elevata domanda di prodotti in oro, in particolare gli ETC, cioè gli ETF sulle commodities.

Un solo altro settore ha visto afflussi di denaro, oltre alle materie prime. Ed è stato quello del real estate, cioè i fondi immobiliari. Da inizio anno, solo oro e mattone hanno visto aumentare l’esposizione degli investitori, istituzionali e non. Non vi stupisce? Neanche a noi. Quando le cose non vanno bene, le persone preferiscono (ancora) investire in qualcosa di solido, che possano vedere e toccare, e che conoscano bene (almeno di nome…).

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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