Quali sono i costi e le incombenze per i lavoratori che si trovano in questa situazione?

Oramai se ne parla da diverse settimane e, con tutte le indecisioni, paure e critiche, da venerdì 15 ottobre è obbligatorio avere il Green Pass per andare al lavoro. Quest’ultimo ottenibile con almeno una vaccinazione o un tampone negativo, se rapido varrà 48 ore altrimenti, se molecolare, ne varrà 72.

Dopo le tante richieste e pressioni per abbassare il prezzo, lo Stato è rimasto inflessibile sui costi. Il tampone rimane gratuito solo per chi, per motivi di salute, non può sottoporsi alla vaccinazione. Per tutti gli altri lavoratori la cifra rimane quella di 15 euro per i rapidi, mentre i molecolari arrivano fino 100 euro.

Vediamo quali sono i costi e le incombenze per i lavoratori che si trovano in questa situazione fino alla fine dello stato d’emergenza.

I costi indiretti

Il pagamento dei tamponi è sicuramente più facile da calcolare, ma, purtroppo, non è l’unico costo da valutare. Innanzitutto, se il lavoratore, dopo un controllo, risultasse senza certificazione verde rischia una sanzione fino a 1.500 euro. Non finisce qua, un dipendente no vax rischia molti altri costi ben più salati. La multa non viene applicata se il lavoratore non si presenta al lavoro, ma questo significa che lo stipendio verrà sospeso immediatamente.

A braccetto, insieme alla retribuzione, non matureranno ferie, ratei di tredicesima e, per chi spettano, i buoni pasto mensili. Tutto questo andrà, naturalmente, moltiplicato per tutte le settimane che rimangono alla fine dello stato di emergenza (31 dicembre 2021).

Invitiamo ognuno, busta paga alla mano, a calcolare a quanto ammontano questi costi a seconda del proprio inquadramento aziendale.

Quali sono i costi e le incombenze per i lavoratori che si trovano in questa situazione?

Al dipendente no vax non rimane che affidarsi al tampone, rapido o molecolare, per poter lavorare. Come detto il costo, per chi non è esente, è stato calmierato e con un rapido calcolo si evincono facilmente le cifre di cui stiamo parlando.

In una settimana lavorativa “classica”, di 5 giorni, un lavoratore dovrà spendere 180 euro mensili per sottoporsi ai tamponi rapidi ogni 48 ore. Addirittura, avrà bisogno di un tampone in più chi lavora anche nel weekend. In questo caso l’onere mensile sale fino a 225 euro.

Cifre tutt’altro che sicure vista l’incertezza del periodo e la possibilità, si spera remota, di un prolungamento dello stato di emergenza anche per il 2022.

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