Quali lavori si possono rifiutare senza perdere il reddito di cittadinanza?

Si discute la possibilità di assegnare lavori nei campi a chi percepisce il reddito di cittadinanza, ma ci si può rifiutare senza perdere il sussidio? Il percettore dell’assegno che l’Inps eroga deve accettare qualunque proposta di impiego o è autorizzato a opporre un rifiuto? Se il contribuente non versa in uno stato di salute idoneo al lavoro in ambito agricolo può presentare una certificazione medica per ottenere l’esonero?

Patto per il lavoro e per l’inclusione sociale”

Le norme che regolamentano l’erogazione dell’ammortizzatore economico prevedono la sottoscrizione del cosiddetto “Patto per il lavoro e Patto per l’inclusione sociale”. Erroneamente infatti si ritiene che il reddito di cittadinanza consista unicamente nel garantire assistenza economica alle famiglie in condizione finanziariamente precarie. Oltre all’erogazione mensile di un assegno il cui importo varia in riferimento a specifici indicatori, il sussidio prevede ulteriori supporti e agevolazioni.

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L’obiettivo cardine attorno a cui ruota la misura governativa è il reinserimento del cittadino nel tessuto socioeconomico di appartenenza. Ciò significa che il percettore del reddito viene coinvolto in una serie di iniziative finalizzate alla ricerca di un impiego che gli restituisca autonomia economica. Chi riceve offerte di impiego non è obbligato ad accettarle, ma conviene sapere quali lavori si possono rifiutare senza perdere il reddito di cittadinanza.

Quali lavori si possono rifiutare senza perdere il reddito di cittadinanza?

A 30 giorni dalla data di presentazione della domanda per il sussidio, il richiedente deve consegnare la Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (DID). Con essa assume l’impegno ad accogliere proposte e offerte finalizzate al reinserimento lavorativo e sociale. Per ovvie ragioni, sono esclusi dall’obbligo di accettare un’occupazione lavorativa i minori e i percettori di pensione di cittadinanza o pensionati con Rdc.

Il Patto di lavoro che il contribuente sottoscrive prescrive l’obbligo di accettare almeno una delle tre proposte di impiego purché siano congrue. Per capire cosa si debba intendere con “offerte di lavoro congrue” occorre fare riferimento all’articolo 25 del Decreto legislativo 150/2015.

Per quel che riguarda la possibilità di rifiutare le offerte di impiego conviene leggere l’integrazione al punto 2 del DM n. 42 del 10 aprile 2018. “Nei primi 12 mesi di fruizione del beneficio è congrua un’offerta entro cento chilometri dalla residenza del beneficiario”. Dopo i primi 12 mesi si deve ritenere congrua una proposta di impiego entro 250 chilometri dall’abitazione del percettore. E in caso il sussidio venga rinnovato il destinatario è obbligato ad accettare l’impiego in qualunque zona geografica del territorio nazionale.

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