Quale sarà il costo del ritorno dell’Italia in zona gialla?

Con il ritorno dell’Italia in zona gialla e il ritorno parziale alla libertà, ci si espone ad un aumento dei contagi da Covid. Certo, il Governo, all’esito di una serie di tira e molla, ha deciso di cedere alle pressioni dei commercianti, che reclamano da tempo le riaperture.

Tuttavia, detta decisione presuppone un grosso senso di responsabilità della popolazione, che dovrebbe continuare a rispettare le regole del distanziamento sociale.

Da una parte, si è anche considerato il generale abbassamento della curva dei contagi. E la conseguente minore pressione sulla rete ospedaliera.

Ma dall’altra le previsioni non sono rassicuranti. Infatti, non si può pensare che comportamenti irresponsabili resteranno senza conseguenze. Allora, bisognerebbe chiedersi: “quale sarà il costo del ritorno dell’Italia in zona gialla?”. Ebbene, realisticamente, gli esperti infettivologhi, come Galli e tanti altri, prevedono una nuova ondata di contagi.

Ci sarà una nuova ondata di contagi?

La scelta del Governo è stata definita come un rischio ragionato. Alla scelta della zona gialla hanno concorso valutazioni, quali la necessità di riprendere le attività e la minore probabilità dei contagi all’aperto e con l’aumento delle temperature.

Tuttavia, il rischio di una nuova ondata è dietro l’angolo a causa dell’aumento della circolazione. E al conseguente allentamento delle misure anti-contagio.

Ci sono, inoltre, dei dati che destano preoccupazione. Si pensi che i positivi aumentano, invece di diminuire, in ben 6 Regioni, che sono Basilicata, Campania, Calabria, Trentino Alto Adige, Sardegna e Sicilia.

In definitiva, alla domanda su quale sarà il costo del ritorno dell’Italia in zona gialla, è certamente: una nuova ondata. Ma, si ci chiede: “quale potrebbe essere la soluzione per evitarlo?”.

Occorrerebbe, anzitutto tenere alta la guardia ed effettuare controlli rigidi da parte delle Forze dell’Ordine sul rispetto delle misure. Di conseguenza, chiudere tempestivamente quei territori che si trasformano in focolai. Inoltre, bisognerebbe continuare lo smart working, ampliare le attività di testing e tracing, effettuare screening di massa nelle scuole,  igienizzare e potenziare i trasporti pubblici.

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