Quale futuro per la classe forense? Il nuovo esame di avvocato

I giovani giuristi, come tutti coloro che si affacciano ad una professione, devono superare lo scoglio dell’esame di abilitazione.

E se ogni abilitazione ha le proprie difficoltà, quella che dà accesso al titolo di avvocato, ha indubbiamente il difetto della lunga durata. L’abilitazione alla professione forense, si snoda infatti, su un arco temporale che va da un minimo di otto mesi e fino a più di un anno.

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Dalla prima prova scritta, che prevede tre giornate estenuanti, in cui il candidato è chiamato alla redazione di due pareri ( uno in diritto civile ed uno in diritto penale ) e di un atto ( materia a scelta tra diritto civile, diritto penale e diritto amministrativo), trascorrono i primi sei mesi per conoscerne gli esiti.

Il candidato che supera questa fase, accede di diritto alla seconda: il temibile esame orale.

Cinque materie a scelta del candidato, più la deontologia forense.

Il candidato che supera anche questa prova, potrà finalmente fregiarsi dell’agognato titolo.

Anche qui l’emergenza pandemica ha spiegato i suoi effetti. Tuttavia a differenza di altre professioni, per le quali è stato sin da subito previsto l’adeguamento dell’esame di abilitazione, i giovani giuristi sono stati e sono tuttora in bilico tra rinvii, proposte e più recenti disegni di legge.

Il precedente Governo si era fermamente opposto ad una modifica dell’esame, propendendo, piuttosto, per l’opzione del rinvio.

Dopo un primo rinvio della canonica data di dicembre ad aprile, è poi pervenuto il parere negativo del CTS: impossibile lasciare sostenere in piena sicurezza la prova scritta a 26.000 candidati!

Ci si è chiesti quindi quale potesse essere il futuro per la classe forense e quali quindi le regole del nuovo esame di avvocato,

Ma il nuovo Ministro della Giustizia, Marta Cartabia, stravolgendo il precedente orientamento, ha piuttosto propeso per un adeguamento dell’esame alle esigenze sanitarie:

ed ecco il Decreto Legge n. 31 del 13 marzo 2021 – Misure urgenti in materia di svolgimento dell’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato durante

l’emergenza epidemiologica da COVID-19 ( GU Serie generale n.62 del 13.03.2021).

Quale quindi il futuro per la classe forense? Quali le regole fissate per il “nuovo” esame di avvocato

“Doppio orale rafforzato”, questa l’idea di base, i cui dettagli verranno svelati il prossimo 12 aprile ai 26.000 candidati in attesa di conoscere il proprio destino.

La prova scritta verrá ufficialmente sostituita da una prima prova orale. Il candidato dovrá dare prova di conoscenza teorica e pratica di diritto sostanziale e processuale, in materia di diritto penale o di diritto civile, risolvendo il quesito sottopostogli dalla commissione.

Il candidato, presente presso la propria sede del distretto di corte d’appello,  dovrà scegliere tra tre buste sigillate presentategli dalla commissione, collegata da remoto. Dovrà quindi dare soluzione al quesito ivi contenuto nell’arco di mezzora. Tutto questo con l’ausilio del solo codice commentato e di qualche foglio per prendere appunti, in vista della successiva discussione sul quesito stesso.

Ogni membro della commissione, in numero di tre, avrá a disposizione 6 punti, per un massimo di 18.

Chi supera il primo orale, avrà accesso al secondo orale, da sostenersi non prima di trenta giorni dalla prima prova orale.

Ma anche la seconda prova, originariamente l’unica orale, ha subito delle modifiche.

Obbligatoria, tra le materie sulle quali conferire, sarà quella, tra i due sostanziali, non scelta per il primo orale e dovrà, inoltre, essere raggiunta la sufficienza in ciascuna delle sei materie sulle quali l’esame verterà.

Quindi a giorni conosceremo il futuro della classe forense. E quali saranno le regole fissate per il nuovo esame di avvocato

Non resta che attendere i prossimi decreti legge!

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