Prospettive economiche e politiche: quale futuro? Intervista a Gian Piero Turletti

Quale tema economico e politico, è a suo giudizio, dominante per le future prospettive dei mercati?

I mercati, soprattutto quelli azionari, richiedono essenzialmente stabilità.

In questo momento, tuttavia, si vanno delineando all’orizzonte temi da cui potrebbe nascere qualche tensione politica in Italia.

Mi riferisco in particolare alla dialettica nel PD ed al dibattito sull’articolo 18 in materia di diritto del lavoro.

Può approfondire tali situazioni?

Renzi si trova in una particolare situazione politica. Ha varato alcune riforme, altre ne intende varare, ma al tempo stesso deve fare i conti con la delicata situazione economica.

Le riforme possono andare in direzioni diverse, e non tutte trovano consenso nel PD, viste le diverse anime del partito.

Per questo motivo, parlavo di possibili tensioni, anche perché se un determinato governo non trova neppure il consenso del partito del presidente del consiglio, allora si rischia davvero una stagione di tensioni, che certo i mercati non amano.

Perchè Renzi si è messo in tale situazione di svantaggio?

Per diversi motivi.

Innanzi tutto, si tratta di riforme che non costano in termini finanziari, per cui potevano essere fatta senza aggravi per il bilancio pubblico.

Inoltre Renzi, dopo le sue promesse, doveva pur fare qualcosa.

Inoltre Renzi è perfettamente consapevole che, se desidera aver maggior spazio d’azione in materia di conti pubblici, si deve mettere d’accordo con l’Ue e, per far questo, ha messo sul piatto della bilancia una serie di riforme.

Portandole a casa, spera di ottenere maggior consenso in sede europea, unitamente all’acquisizione di maggior potere nel suo partito.

Del resto, spera di capitalizzare il patrimonio elettorale ottenuto alle europee.

E con le tensioni interne al PD, come intende agire?

O cercando accordi, o definendo come segretario la linea.

In questo caso, sarebbe quella di definire tutele crescenti, probabilmente in base alla anzianità.

La riforma dell’Art. 18, quale riflesso ha sull’economia?

Scarso o nullo.

Se, ad esempio, si stabilisce che un dipendente non possa essere licenziato dopo 3 anni, se un imprenditore non intende confermarlo, lo licenzierà prima.

I posti di lavoro difficilmente si creano con le leggi, bensì con lo sviluppo economico.

Quanto al senato, la riforma potrebbe al limite servire per qualche risparmio di costi.

Indirettamente, invece, il discorso cambia.

Ad esempio ottenendo a livello europeo maggior flessibilità da parte europea.

Quali prospettive, quindi, a livello economico?

Soprattutto se in sede europea venisse confermata maggior flessibilità, potremmo vedere qualcosa di interessante nel settore degli investimenti produttivi.

Il problema del debito pubblico potrebbe quindi trovare qualche sollievo dalle conseguenti maggiori prospettive di rilancio economico, nonché, in tale contesto, da maggiori probabilità di riuscire a vendere a prezzi non stracciati quote rilevanti del patrimonio pubblico immobiliare e societario.

Tenderei ad escludere monovre allarmanti, come quelle sui conti correnti, che non farebbero altro che mangiarsi quel po’ di patrimonio, in termini di fiducia, che sinora i mercati hanno voluto accordare a questo esecutivo.

Dott. Gianpiero Turletti noto Analista finanziario esperto di Aziende ed Autore di Magic Box in 7 passi e Metodo RCM Edizioni Proiezionidiborsa

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