Proroga dello stato di emergenza, progetti europei e proiezioni sul coronavirus

Ieri il Senato ha approvato la risoluzione della maggioranza di governo, favorevole ad una proroga dello stato di emergenza.

Bisognerà, perché diventi definitiva, attendere il voto della Camera dei deputati e del governo.

Diversi dubbi ed interrogativi sorgono in merito all’opportunità di un siffatto provvedimento, compresa la questione della compatibilità tra questo provvedimento ed i piani per il Recovery Fund.

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Ne affrontiamo diversi in questo articolo, cercando di dare una risposta ai principali aspetti.

Proroga dello stato di emergenza, progetti europei e proiezioni sul coronavirus.

Tra i principali interrogativi, che in molti si stanno ponendo, i seguenti:

  • Proroga dell’emergenza in tutta Italia: perché se la situazione nelle diverse regioni italiane è diversa?
  • Come è compatibile questa proroga con l’apertura della scuola?
  • Provvedimenti economici già assunti in materia economica e situazione emergenziale: quale compatibilità?
  • Sono compatibili i piani del Ciae con la proroga?
  • Coronavirus: quali proiezioni?

Ma procediamo con ordine.

Proroga dell’emergenza in tutta Italia: perché se la situazione nelle diverse regioni italiane è diversa?

Nel suo discorso al Senato, ieri Conte ha svolto anche una sorta di dissertazione giuridica sulla valenza e la giurisprudenza, non solo la normativa, relative alla fattispecie di dichiarazione dello stato di emergenza.

Non ci sono dubbi che si tratti di una fattispecie prevista dal nostro ordinamento e sulla quale, quindi, si siano applicate anche dottrina e giurisprudenza.

Il problema è però soprattutto un altro, anche a parere del sottoscritto.

Quali sono i presupposti per la sua dichiarazione?

Il fatto è soprattutto questo. L’attuale situazione del coronavirus in Italia, fortunatamente per noi, si presenta con caratteristiche decisamente diverse rispetto a quelle che la stanno caratterizzando all’estero.

Si riscontrano zone di focolaio, ma non una diffusione presente con la stessa intensità in tutta Italia. Ed, anzi, alcune regioni presentano una diffusione particolarmente bassa, o pressochè nulla.

Ha quindi senso applicare uno stato di emergenza indifferenziato?

Non sarebbe forse preferibile, come quando capita una determinata situazione in un determinato contesto, dichiarare la situazione emergenziale solo dove capita?

Del resto, è stato così all’inizio, come ricorderete, in paesi come Vo’ Euganeo.

Ora perché si dovrebbe procedere ad una valenza generalizzata, che peraltro, come mostrerò nel prosieguo, comporta pesanti condizionamenti anche per le normali attività di gestione amministrativa ed economica, relativamente a determinati ambiti?

Come è compatibile questa proroga con l’apertura della scuola?

Se sarà confermata anche dalla Camera, e quindi dal Cdm, la proroga dello stato di emergenza farà sorgere non pochi dubbi anche in merito alla coerenza con determinati programmi.

In primis, ad esempio, con le decisioni assunte in merito allo svolgimento dell’anno scolastico.

Intanto, non è garantito che in tutte le strutture scolastiche si riesca a farsi trovare preparati per l’osservanza delle misure dettate da una situazione di emergenza anticovid, che dovrebbero essere predisposte sin dall’avvio dell’anno scolastico.

Ma poi, anche qualora si riuscisse a farle rispettare, come si concilierebbe un anno scolastico cosiddetto in presenza con lo stato emergenziale?

Non parrebbe più logico aver predisposto nuovamente modalità alternative di svolgimento delle attività scolastiche, se proprio si ritiene vi sia una situazione tale da essere definita stato emergenziale?

Almeno in quelle aree che paiono maggiormente colpite dal virus?

Diversamente, dovremmo forse ritenere di essere in presenza di un rischio piuttosto elevato, vista la compresenza, comunque, di molte persone negli edifici scolastici, se lo stesso governo ci dice che siamo ancora in situazione emergenziale, peraltro diffusa in tutta Italia.

Provvedimenti economici già assunti in materia economica e situazione emergenziale: quale compatibilità?

Molti articoli di ProiezionidiBorsa vengono destinati a spiegare i diversi provvedimenti, economici e giuridici, assunti dal parlamento o dal governo.

Tra questi, come ricorderete, il famoso bonus del 110 per cento, destinato ad opere ed interventi di ristrutturazione edilizia, come l’ecobonus o il bonus facciate.

Ma, come noto, tutti questi provvedimenti richiedono necessariamente, per legge, una ben determinata procedura.

In particolare, non possono certo essere disposti unilateralmente dagli amministratori condominiali, ad esempio.

Si richiede, anzi, una precisa approvazione da parte dell’assemblea.

Diversa, ovviamente, la situazione delle case autonome, che quindi non sono gestite in forma condominiale.

Ma, per tornare al condominio, va anche ricordato che nella quasi totalità dei casi tuttora le riunioni condominiali devono osservare determinate misure di sicurezza, appunto giustificate dalla proroga dello stato di emergenza.

E proprio queste misure, basate su alcuni principi essenziali, impediscono quasi sempre di poter svolgere le riunioni.

Ricordiamo la situazione al riguardo.

Intanto, un condomino non è tenuto ad avere strumentazione utile ai fini di una teleconferenza, o ad avvalersene, ragion per cui questa modalità non è in genere disponibile, oltre ai problemi che potrebbe presentare da un punto di vista tecnico.

Quanto alle riunioni in presenza, soprattutto condomìni con un certo numero di condòmini, diciamo una ventina, richiederebbero misure di questo tipo.

Distanziamento di un metro (si calcola che quindi ogni condomino dovrebbe avere almeno uno spazio di 4/5 metri quadri a disposizione, quindi una ventina di condomini vorrebbe dire circa 100 metri quadri), oltre ovviamente a mascherine, gel igienizzante, e quant’altro.

Soprattutto sono scarsamente disponibili spazi di una certa ampiezza.

Ne consegue che non si possano quasi sempre tenere riunioni condominiali e quindi che non possano essere assunte decisioni in merito a determinate delibere su eventuali interventi.

Sono compatibili i piani del Ciae con la proroga?

Il punto precedentemente trattato è un esempio che potrebbe riguardare anche il tema dei progetti del Ciae, comitato adibito a definire i programmi per ottenere dall’Europa le risorse a noi destinate dal Recovery Fund.

Pur non essendo ancora predisposte nei particolari, si sente già parlare, infatti, di efficientamento energetico o riforme green, tra le principali indicazioni emerse al riguardo. Proprio quei programmi, almeno in parte già predisposti dall’esecutivo, che riguarderebbero, quindi, anche la ristrutturazione in senso energetico ed ambientale del nostro patrimonio edilizio.

E quindi ancora una volta ritorna il tema precedentemente considerato.

Ma certamente il governo non potrà, in siffatto contesto, non tener conto di alcuni fondamentali diritti.

In primis, del diritto di ogni singolo condomino a dire la propria, e quindi, come vediamo, tutto ancora una volta si lega.

Potrebbe anche darsi che siano incrementati i programmi in materia di conversione del patrimonio abitativo verso un maggior efficientamento energetico o soluzioni di tipo cosiddetto green, prevendo maggiori stanziamenti destinati a tale ambito.

Ma se poi le relative delibere non possono essere assunte da parte dei competenti organi condominiali, è ovvio che in gran parte sarebbero lettera morta. Di qui una palese incoerenza.

Situazioni analoghe potrebbero quindi riguardare tutti quei contesti in cui la stessa proroga dello stato di emergenza si rivelasse incompatibile con determinati programmi. Programmi che pur sempre richiedono attività lavorativa e decisioni, magari impossibili proprio per i limiti imposti dalla stessa proroga.

Il governo vorrebbe puntare ad ottenere una anticipazione del 10 per cento sulle risorse disponibili, destinate al nostro paese.

Ma certamente la proroga dello stato di emergenza non agevolerà questo compito ed, anzi, è già tanto se non produrrà ulteriori ostacoli, rispetto a quelli che si potrebbero prospettare.

Coronavirus: quali proiezioni?

È del tutto evidente, poi, che alla proroga dello stato di emergenza segua spontanea una domanda: ma allora, come è messa la situazione del coronavirus nel nostro paese? Quali le proiezioni epidemiologiche?

A tale riguardo, la prevalente opinione degli esperti ci restituisce una situazione abbastanza sotto controllo per il momento, caratterizzata più che altro da focolai locali. Ulteriore ragione che fa sorgere anche il seguente dubbio: ma allora questo implica che il comitato tecnico scientifico, o il governo, pensino che la chiusura di tali focolai non basti e che sia necessario continuare ad estendere lo stato emergenziale all’intero paese? Perché e con quali motivazioni tecnico/scientifiche?

Ieri il premier ha detto che tutto si basa, in primis, su tali motivazioni, ma quanto ad esplicitarle, nulla di fatto.

Peraltro dopo che diverse fonti ritenevano attendibile la prospettiva di un ridimensionamento del contagio durante la stagione estiva, poi rivelatasi infondata per molti paesi.

Ora diversi esperti esprimono effettivamente una visione pessimistica. Quella che vede il virus proseguire nella sua opera almeno per altri 18/24 mesi, perchè non si arresterebbe prima che sia contagiato il 70/80 per cento dell’intera popolazione mondiale.

Ci auguriamo, ovviamente, che tale visione non corrisponda a verità.

Del resto, ogni esperto dice la sua, ma poi i fatti hanno talora smentito le diverse opinioni.

Quanto al governo, non possiamo che auspicare una maggior coerenza, soprattutto tra le finalità collegate all’avvio del Recovery Plan ed i provvedimenti emergenziali che, personalmente, paiono troppo spesso afflitti da una insanabile incongruenza programmatica e normativa.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

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