Produzione industriale italiana: le cose vanno male

Sarà anche il dato relativo al mese di luglio ma il dato odierno della produzione industriale italiana non lascia dubbi: le cose vanno male.

Produzione industriale italiana (Annuale) (Lug) -0,7% 0,3% -1,2%
Produzione industriale italiana (Mensile) (Lug) -0,7% -0,1% -0,3%

A poco serve la consolazione che siamo in difficoltà al pari di tutte le altre nazioni dell’Unione Europea, Germania in testa.

Il problema è serio e va affrontato rapidamente prima che abbia nuovi effetti disastrosi sull’occupazione e da lì sui consumi e via dicendo…

BCE e Commissione UE finalmente i fatti?

L’unico lato positivo di questo “mal comune mezzo gaudio” è che pare che la BCE e la Commissione europea siano disposte a mollare parecchio sul fronte monetario la prima e sui parametri di bilancio la seconda.

Un bel regalo per il nuovo governo visto che il precedente dovette sbattagliare mesi per un decimale di rapporto deficit PIL!

Dopo domani comunque dalle mosse di Draghi capiremo finalmente che aria tira.

Ovvero se si va sui fatti concreti o se si sarà proseguito con la politica delle promesse e delle aspettative che poi si traducono in mezzi fatti e nuove attese…

Sarebbe un disastro per le Borse e probabilmente anche per le economie.

Produzione industriale italiana e dell’UE KO: recessione alle porte

Occorrono risoluzione decise e rapide per evitare la recessione. Ormai alle porte.

E non parliamo solo dell’Italia ma di tutte le principali nazioni dell’Unione Europea.

Occorre:

– alleggerire le aziende della pressione fiscale sulle buste paga;

– abbattere il carico di burocrazia lavorando su autocertificazioni e controlli a campione, controlli che debbono avvenire in logica costruttiva e non partire da presupposti e atteggiamenti punitivi come spesso accade.

Spesso il personale delle aziende in Europa perde produttività proprio nella fasi di verifica ed ispezione per il clima, se non di terrore, pesante che si crea e che impedisce la corretta a prosecuzione delle attività lavorative.

Specie nelle PMI è impensabile che vi siano risorse interne dedicate esclusivamente a queste attività burocratiche.

Ciò in aggiunta alle migliaia di euro che le aziende debbono spendere per corsi di formazione spesso ripetitivi se non del tutto inutili o comunque ridondanti in termini di tempo rispetto a quanto sarebbe veramente necessario.

E poi la nostra consueta proposta:

– PREMIARE le aziende che mantengono e creano posti di lavoro abbattendo le aliquote fiscali progressivamente in base a una serie di parametri oggettivi sulla forza lavoro impiegata;

– viceversa penalizzare i tagli di personale. Altro che exploit in borsa e cassa integrazione a carico della comunità negli anni bui e dividendi per gli azionisti negli anni buoni.

Gli interventi pubblici come accade in Gran Bretagna (governata dai conservatori) sono costati, alle Banche per esempio, … la nazionalizzazione.

Nulla è stato gratis e a carico della comunità

Da dove ripartire

Abbiamo visto da quali semplici concetti si potrà fare ripartire la produzione industriale italiana e non solo.

Aggiungiamo un paio di concetti di chiusura.

Paiono cose semplici quasi scontate ma troppi interessi congiurano a logiche che non possiamo più nemmeno definire ideologiche: semplicemente affaristiche!

La produzione industriale italiana potrà ripartire soltanto (ma così nell’intera UE) se si passerà da questa fase di immota e, probabilmente voluta, cecità a una fase creativa e di spinta alle aziende in sostituzione dell’attuale oppressione.

Approfondimento

Articoli precedenti sull’argomento

Produzione industriale italiana: le cose vanno male ultima modifica: 2019-09-10T11:33:36+02:00 da Gianluca Braguzzi
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