Produrre riso al Sud, idea di business interessante?

La domanda può sembrare provocatoria o quasi irriverente, se si considerano i luoghi tradizionali per la produzione del riso in Italia. In realtà, oltre alle realtà secolari del Piemonte e nel sud-ovest della Lombardia, stanno nascendo piccole realtà di produzione anche nel Mezzogiorno. Ma per il lettore più interessato all’argomento, il quesito riguarda se produrre riso al Sud: idea di business interessante o meglio lasciar perdere?

I tipi di riso in produzione e in commercio

Il riso appartiene alla famiglia delle graminacee, al pari del mais, dell’orzo e del frumento. Tra le sottospecie di riso più conosciute in commercio ci sono la Japonica, in Italia coltivato da sempre, e l’Indica. Quest’ultima è più tipica del Sudest dell’Asia, e in Italia lo si produce solo da un pò di anni. Tre anni fa nel nostro Paese, è entrata in vigore la nuova legge che ha istituito le c.d. varietà tradizionali. Stiamo parlando ad esempio di Arborio, Carnaroli e Vialone Nano, che devono comparire nella denominazione del prodotto.

Infine va detto che il grosso della produzione in Italia avviene in circa 228.000 ettari, coltivati da quasi 4 mila aziende agricole (fonte: Coldiretti). Gran parte di essi si trovano tra il Piemonte (Vercelli e Novara) e la provincia di Pavia in Lombardia. La raccolta del prodotto è ancora agli inizi e si prevede una buona produzione di qualità per il 2020. Ma al di fuori di quest’area?

La Calabria, per esempio…

Potrebbe sembrare strano, ma anche in Calabria troviamo delle risaie, e precisamente nella piana di Sibari, sponda ionica calabrese. Qui viene prodotto un riso definito tra i migliori d’Italia, e che fino ad alcuni anni fa era interamente conferito ai grossi nomi del Nord. Ad interrompere questo fenomeno sono stati alcuni imprenditori coraggiosi, che hanno provato a completare in loco la filiera. Del resto, è risaputo che in agricoltura (e non solo) difficilmente si ottengono ritorni notevoli, investendo unicamente nella fase produttiva. Spesso è tra la lavorazione, l’impacchettamento e la distribuzione del prodotto finito che si riesce a creare più margine di guadagno.

Morale, sono nate le prime riserie anche in quell’area della Calabria, grazie alle zone paludose presenti nella piana di Sibari. Un habitat con acque salmastre che ben si prestano alla produzione del Carnaroli, e non solo. Nel corso degli anni Sessanta furono infatti bonificate e messe in produzione per il riso, il che si è rivelato congeniale alla valorizzazione dell’area.

Produrre riso al Sud: idea di business interessante

Si tratta dunque del più grande centro di produzione del Sud, di nicchia, ma di qualità. Il conseguimento dell’IGP sarebbe il coronamento del sogno e insieme anche la chiave d’accesso a mercati importanti. Oltre al consumo locale e nazionale. Il riso infatti è il primo cereale consumato al mondo e l’Italia è il primo produttore in tutt’Europa. Dunque, si tratta di un vasto mercato dove il nostro Paese dice la sua a testa alta.

L’esperimento calabrese di certo non è replicabile in altre aree, se prive delle condizioni adatte. Questo fenomeno però è di grande insegnamento per tutto il Sud. Ossia, in alcuni casi è possibile la riconversione della terra a quelle colture che magari non risulterebbero tipiche del posto, ma comunque riproducibili.

La modifica delle produzioni agricole

Il riscaldamento globale e la siccità, fenomeni distruttivi come la Xylella in Puglia (specie nel Salento), i passati incentivi europei all’espianto dei vigneti. Sono solo alcuni degli eventi che hanno modificato le produzioni agricole millenarie d’Italia. E in alcuni casi, hanno generato scempi tremendi, di cui oggi si pagano le conseguenze in termini di abbandono delle terre e paesaggi desolati.

Studiare il mercato, ingegnarsi, riconvertirsi. Eccoli i tre grandi insegnamenti che riusciamo a trarre da quest’analisi. Un modo per ingegnarsi a fare impresa, anziché stare lì a sperare nell’assistenzialismo o in altri sussidi di breve respiro. Politiche queste che di fatto non riscattano e non valorizzano l’essere umano, anzi. Le terre agricole del Sud sono una risorsa e una materia disponibile, senza eguali. Alle sue genti l’onere e l’onore di tirare fuori il coniglio dal cilindro e credere nel riscatto. E per ricavare da simili potenziali tutta la ricchezza che quelle radici aspettano solo di far germogliare.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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