Prima che la situazione sfugga di mano

In questi giorni, su Internet, circolano delle foto che ritraggono dei maglioni venduti negli Stati Uniti con la scritta “Inflation is transitory”, ovvero “l’inflazione è transitoria”. La trovata, evidentemente ironica ma di gran successo, ha l’intento di sbeffeggiare il mantra adottato dai banchieri centrali sin dalla scorsa primavera, quando la recrudescenza dei prezzi iniziò ad emergere in tutto il mondo, per giustificare la loro volontà di mantenere inalterate le loro politiche monetarie ultra espansive, evitando di aumentare i tassi d’interesse. Ogni qualvolta, nei mesi successivi, i dati sull’inflazione mostravano un innalzamento ulteriore dei prezzi, la risposta dei policy-maker era sempre e solo una: non vi preoccupate, questa inflazione è soltanto temporanea. Senza, tuttavia, mai specificare cosa esattamente si intendesse con questo aggettivo.

Ho scritto molto nei mesi scorsi, su questo sito, a riguardo.

Prima che la situazione sfugga di mano

Senza troppo clamore, possiamo pacificamente affermare che siamo stati tra i primi ad avere sostenuto che no, questa inflazione non è affatto un fenomeno temporaneo e che questa durerà ancora a lungo. Per quanto? Non siamo in grado di dirlo. Ma la nostra posizione è una questione di buon senso , nel ritenere che l’incertezza economica attuale, le strozzature dal lato dell’offerta, le difficoltà logistiche negli approvvigionamenti di materie prime e semilavorati per le industrie, la carenza di container sui mercati e molto altro ancora, non si risolveranno in poche settimane. Forse, neanche in pochi mesi o anni.

In Eurozona e Stati Uniti i tassi di crescita dei prezzi all’importazione sono ormai vicini a quelli che si registravano negli anni Settanta, nel bel mezzo degli shock petroliferi che portarono il mondo al fenomeno della “stagflazione”. Allora, i tassi d’interesse erano a livelli pari alla doppia cifra, come quelli dell’inflazione.

Oggi, invece, sono a zero, al loro minimo storico.

Qualcosa, evidentemente, non torna. O si sono sbagliati i banchieri centrali negli anni Settanta, a seguire le regole ortodosse di politica monetaria (vedi la Taylor rule, in primis) e restringere la stance di policy, oppure sono quelli di oggi che stanno sbagliando enormemente. La ritrattazione fatta ufficialmente da Jerome Powell la scorsa settimana sulla transitorietà dell’inflazione è un segnale che lascia intendere la correttezza della seconda opzione. Sarebbe opportuno che anche Christine Lagarde facesse la stessa cosa e che le due Banche centrali adottino correttivi tempestivi, prima che la situazione sfugga di mano.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo e alle responsabilità dell'autore, consultabili QUI»)

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