Prezzi in calo negli USA. Cosa farà la FED?

Come logico, visto il modo di ragionare degli operatori, i dati odierni che ci segnalano prezzi in calo negli USA potranno dare una spinta alla FED nella sua politica e nel contempo frenare e indebolire le borse.

Sì, perché per assurdo in questa fase le borse preferiscono qualche dato macroeconomico bruttino che faccia passare le voglie di alzare i tassi a Powell & Co.

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Invece pare proprio che i dati macroeconomici americani diano ogni giorno alla FED argomenti per mantenere i piani di rialzo dei tassi impostanti nel 2018 per il 2019.

Vediamo i dati odierni:

Indice dei principali prezzi di produzione (Mensile) (Dic) -0,1% 0,2% 0,3%
Principali prezzi di produzione (Annuale) (Dic) 2,7% 2,9% 2,7%
NY Empire State manufatturiero(Gen) (Indice) 3,90 10,75 11,50
IPP (Annuale) (Dic) 2,5% 2.5% 2,5%
IPP (Mensile) (Dic) -0,2% -0,1% 0,1%

Come possiamo vedere su base annuale il dato è in crescita (+2,7/+2,%%) sotto le attese ovvero in linea.

Su base mensile addirittura registriamo una decrescita a -0,1% e -0,2% che allontana ulteriormente lo spauracchio dell’inflazione.

Ma la FED cosa farà? Rialzo dei tassi sì o no

Sulla scorta di questi dati viene da chiedersi: ma la FED cosa farà?

Ormai il meeting di gennaio è alle porte.

Ipotizzare che, dopo tutte le chiacchere delle ultime settimane, Powell voglia ulteriormente mettere in crisi il rapporto con la Casa Bianca è eccessivo.

Anche perché questi dati unitamente all’ Indice manifatturiero del NY Empire State in deciso calo e sotto le attese indicano anche debolezza.

Possiamo pensare che l’ideale per la FED sarebbe un mesetto di borse tranquille e dati macroeconomici ancora sostenuti per poi poter applicare un bel rialzo dei tassi a febbraio.

Rialzo dei tassi che probabilmente finirà per essere il primo ed ultimo del 2019.

Prezzi in calo: il contesto internazionale invita alla cautela

Nel determinare le proprie scelte la BCE non potrà ignorare che il contesto internazionale si presenta tutt’altro che favorevole.

Dalla  Cina alla Germania proprio oggi sono giunte conferme o segnali di debolezza.

La corsa della locomotiva americana col resto del mondo che viaggia a piedi potrebbe costringere il treno americano ad una brusca frenata per attendere “i passeggeri” delle altre nazioni.

Per tutti questi motivi al momento propendiamo per una FED immobile  gennaio.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili QUI»)

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