Previsioni finanziarie: l’America tiene e la fiducia regge

Il traccheggio delle Borse americane è chiaramente indotto: fare previsioni finanziarie non è mai facile.

E’ comunque logico pensare che salvo accadimenti eccezionali, ben difficilmente gli indici azionari americani  subiranno crolli.

Almeno sino a dopo le elezioni dell’anno prossimo cui tutta la politica di Trump è già orientata da tempo.

Compreso il fatto di impedire, con astute manovre sui dazi o quant’altro, che i mercati possano euforizzarsi troppo presto.

A “The Donald” serve il picco in campagna elettorale o comunque poco prima.

Quindi circa tra un anno.

A meno che non entri in discussione anche la sua leadership tra i repubblicani nel qual caso potremmo avere una prima accelerazione anche in vista delle primarie ormai vicine.

Oltre ai desiderata del Presidente americano è che anche la potenza di fuoco monetaria della FED che fa seriamente dubitare che impulsi ribassisti significativi possano trovare spazio.

E oggi anche la fiducia del Michigan ne ha dato conferma. Vediamo.

Tabella principali dati macroeconomici USA

Sentimento d’aspettativa dei consumatori del Michigan (Ott) 84,2 83,4
Indice di fiducia del Michigan (Ott) 95,5 96,0 93,2
Indice Preliminare Sentimento dei Consumatori Michigan (Ott) 113,2 108,5

 Il Michigan sentiment risale a 84,2 da 83.4 mentre l’indice di fiducia da 93,2 sale a 95,5 versus 96 atteso.

In termini di previsioni finanziarie numeri che danno una ulteriore scossa positiva ai compratori.

Tori di Wall Street che possono così godere anche del supporto emotivo del pubblico. Specie se consideriamo anche l’indice preliminare che sale a 113.2 da 108.5!

Previsioni finanziarie positive, sussistono rischi politici

In concreto l’unica vera area di rischio, per eventualmente smentire le ottimistiche previsioni finanziarie che ci caratterizzano, sono quelle che potrebbero esondare da derive politico sociali.

Tematiche di popolazioni impoverite e sfruttate che potrebbero valere ovunque ma che dopo il focolaio francese ora stanno man mano divampando in altre zone del mondo.

Dal Cile al Libano le proteste per il caro prezzi in ragione dei redditi da lavoro stanno montando sempre di più.

In questi casi è difficile pensare a manipolazioni da parte della Casa Bianca per cui questi sono centri di tensione in grado di destabilizzare i mercati se si arrivasse a vere crisi sociali.

Anche perché questi nuovi ceppi vanno ad aggiungersi a tante altre situazioni critiche di lungo termine.

Dalla Siria all’Argentina, che rischia l’ennesimo default, problemi sparsi per il pianeta se ne contano parecchi.

Una concentrazione nella tempistica di svariate di queste criticità sociali ed economche potrebbe provocare un sommovimento cui nemmeno le cannoniere monetarie della FED potrebbero far fronte.

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