Preparatevi a scappare dai mercati! Siamo a maggio!

La frase “Sell in May and go away” viene ogni anno citata dai giornali durante il mese di maggio e sta a significare che con il mese di maggio inizia il mercato orso. Per cui è meglio se gli investitori fanno liquidità e aspettano tempi migliori per comprare. Si, ma quando? Ci sono due finali diversi del modo di dire precedente. Il primo dice “but remember to come back in september”; il secondo “but buy back on St. Leger Day”,
laddove “St. Leger Day” si riferisce ad una classica dell’ippica che si svolge ogni anno a settembre a Doncaster in Inghilterra. In pratica il “Sell in May and go away” implica che il mercato ha performance peggiori tra maggio e settembre rispetto agli altri mesi dell’anno. Sebbene l’origine di questo detto sia europea, il market timing che esso implica è noto anche negli Stati Uniti come “Halloween indicator”, poiché si dovrebbe entrare sul mercato il 31 ottobre e uscire il 30 aprile.
Le caratteristiche principali dell’effetto “Sell in May” possono essere riassunte nei seguenti punti:
nel lavoro di Bouman e Jacobsen è stato effettuato un test statistico per verificare o meno l’esistenza di questo effetto. Senza entrare nel dettaglio, possiamo dire che il test è tale che se la variabile è positiva significa che l’effetto è presente. In particolare il suo valore dà un’indicazione dell’entità dell’effetto. Notiamo come tale variabile sia positiva per tutti tranne che per la Nuova Zelanda.
 a differenza degli altri effetti stagionali è presente non solo nei mercati azionari dei paesi più sviluppati, ma anche nei mercato emergenti.In particolare, uno studio sistematico dei molteplici effetti stagionali sui mercati emergenti non mostra nessuna evidenza che essi esistano;
 non soffre della legge di Murphy. Infatti, come documentato da Dimson and Marsh (1999), a differenza delle altre anomalie non è scomparso, almeno fino ad ora, dopo che è stato scoperto dagli investitori;
la persistenza storica di questo effetto si può verificare con serie storiche molto lunghe. Ad esempio nel caso dell’UK la serie storica inizia nel 1694.

Ma quale può essere una spiegazione di un tale effetto? Dal punto di vista generale non c’è nessuna ragione per cui la performance nel periodo maggio-ottobre debba essere peggiore di quella novembre-aprile. In termini probabilistici diremmo che la probabilità è del 50% per ognuna delle due ipotesi. Per cui assumendo che i mercati siano indipendenti tra di loro, la probabilità che l’effetto “Sell in May” venga osservato in ciascuno dei 37 Paesi è uguale a 0.537 o in altri termini 0.73×10-12 (1 probabilità su 1000 miliardi)!!!
Il “data snooping” (ricerca surrettizia di un effetto nei dati) non sembra essere una spiegazione plausibile. Sullivan, Timmermann e White (1998) hanno effettuato uno studio sistematico degli effetti stagionali per verificare se il loro manifestarsi fosse dovuto ad una distorsione indotta dal cercare un effetto e hanno mostrato che non c’è una loro significativa evidenza. Fa eccezione l’effetto “Sell in May”, mentre per l’effetto gennaio valgono le considerazioni discusse nel relativo capitolo.

Un’altra possibile spiegazione potrebbe essere legata al rischio. Cioè nel periodo novembre-aprile il rischio, inteso come ampiezza delle fluttuazioni dei mercati azionari (deviazione standard della distribuzione delle performance). Lo studio sui 37 mercati mostra che il rischio più alto è nel periodo maggio-ottobre cui è associata una performance peggiore. Per cui neanche questa è una spiegazione plausibile.

L’effetto potrebbe essere l’artefatto dell’effetto gennaio. Anche in questo caso non c’è nessuna evidenza che sia questo il caso. I due effetti sono scorrelati. Inoltre, è stato verificato che anche escludendo il crash dell’ottobre 1987 il risultato non cambia.
Un’altra ipotesi potrebbe essere che la differenza in performance tra i due periodi sia dovuta o a una variazione dei tassi d’interesse o ad una variazione dei volumi di trading. Sebbene non ci sia nessuna evidenza statisticamente significativa che l’effetto sia dovuto a questa ipotesi, va detto che i volumi tendono ad essere più elevati nel periodo novembre-aprile.

Potrebbe essere allora legato alla performance di qualche settore dell’economia? Anche in questo caso la risposta è negativa. Indipendentemente dal Paese, quando l’effetto “Sell in May” si manifesta è comune a tutti i settori dell’economia.
Per concludere diciamo che sebbene la logica di un mercato finanziario non preveda un effetto del genere, la storia ci dice il contrario. Per cui non c’è ancora una spiegazione plausibile dell’effetto “Sell in May”.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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