Fed e Powell possono influenzare le borse?

Uno dei principali strumenti in mano alla FED di Powell è la politica dei tassi d’interesse, ma sarebbe semplicistico affermare che le decisioni sui tassi possano avere il potere di invertire il trend dei mercati azionari americani.

I motivi riconducono ad elementi quantitativi, legati proprio a modelli econometrici, elaborati in primis dalla stessa FED.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

Fed, Powell e tassi

In questa analisi mi riferisco, in particolare, al modello che prevede un premio del 5 per cento per il maggior rischio azionario.

Pertanto il p/e di equilibrio, o fair value, viene calcolato in base alla seguente formula: 1/(t+5)%, dove t rappresenta il tasso dei bond decennali, cui sommiamo un 5 per il maggior rischio azionario, tasso complessivo espresso in forma percentuale (quindi se ad esempio il tasso dei bond decennali fosse 2, sommiamo 5 ed arriviamo a 7, che scriviamo 0,07).

Con questa formula è ovviamente anche possibile calcolare, dato il p/e corrente di un indice, quale dovrebbe essere il tasso dei bond decennali, perché quel p/e rappresenti il fair value.

Sarà sufficiente applicare la seguente formula: 1/(p/e), dove p/e rappresenta il livello corrente di p/e.

I principali indici USA sono attualmente caratterizzati da p/e ravvicinati, più o meno di 20.

Dow Jones: 19,94

Nasdaq 100: 20,54

S & P 500: 20,58.

Per comodità, li possiamo approssimare a 20, anche perché comunque i valori di p/e cambiano secondo le stime di analisti diversi relative all’utile per azione medio di un indice.

Quanto alla stima degli utili per azione del 2019, stiamo assistendo a previsioni sempre più pessimiste, tanto che alcuni ritengono che sia pari a zero, cioè che non vi sarà alcun incremento ed, anzi, ancora grazie se non si assisterà ad una loro diminuzione.

Price earning e Borse

Ipotizziamo, quindi, che i livelli correnti di p/e possano rappresentare la situazione relativa agli utili per azione per buona parte dell’anno in corso.

A questo punto, applichiamo la formula, che abbiamo visto poco sopra, per trovare il tasso che rende l’attuale p/e corrispondente al fair value:

1/20= 0,05, cioè 5 per cento.

Ma abbiamo detto che il 5 per cento corrisponde solo al premio per il rischio, cui sommare il tasso dei bond decennali.

Pertanto occorrerebbe un tasso del bond decennale pari a zero, per portare in equilibrio, sul fair value, gli attuali livelli di p/e.

Peccato, però, che l’attuale rendimento dei bond decennali sia il 2,7 per cento.

Pertanto, a fronte dei p/e attuali, il rendimento del bond decennale dovrebbe ridursi di circa il 2,7 per cento.

Questo implica una manovra, contraria alle ultime decisioni della Fed, di politica monetaria nuovamente espansiva, tale da comportare significative riduzioni dei tassi.

Francamente inverosimile.

Fed, tassi e mercati sopravvalutati

Al limite, ci si potrebbe attendere una qualche rivisitazione al ribasso, ma difficile pensare ad una tale entità di riduzione dei rendimenti.

Nella situazione attuale, pertanto, in caso di invarianza del tassi, il p/e di equilibrio corrisponde a: 1/(2,7+5)%, da cui 1/0,077, che porta ad un p/e di equilibrio di 12,98.

Un p/e di 20 rappresenta, quindi, una quotazione a premio del 54 per cento rispetto al fair value, con un potenziale di discesa delle quotazioni di circa il 35 per cento.

A meno che non si azzeri il tasso dei treasury bond decennali, cioè che il loro rendimento arrivi a zero.

Francamente un po’ difficile.

Ecco perché, qualunque siano le prossime decisioni della Fed, è praticamente impossibile che possano influire su un’inversione del trend.

Al più, una riduzione dei tassi porterà ad una rivisitazione delle stime di fair value, determinando un diverso livello della quotazione a premio, ma che sempre a premio resterà, a fronte dell’attuale p/e, a meno di azzerare il  rendimento del decennale a stelle e strisce.

Approfondimento

Stagione degli utili americani ed attese

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