Powell: che farà la FED? Sorprese in arrivo?

Oggi finalmente sapremo quali sono i programmi che Jerome Powell, Presidente della FED intende mettere in atto da qui a fine anno.

Dopo l’uscita di ieri di un dato sul manifatturiero inferiore alle attese e sotto quota 50 l’impressione è che l’approccio di Powell sarà più chiaro e nel contempo morbido rispetto alle ultime uscite.

Discorsi un po’ appesantiti dopo un primo taglio dei tassi che evidentemente non era perfettamente sintonizzato coi valori assoluti dei dati macroeconomici americani.

Ora, il rallentamento del manifatturiero USA è ufficiale e i casi saranno due.

In lotta con la Casa Bianca

La prima ipotesi, che peraltro accreditiamo di meno di un 30% di probabilità è che il CEO della FED si ponga in posizione fortemente critica nei confronti della Casa Bianca.

In questo caso Powell ascriverebbe la responsabilità della frenata dell’industria USA alle manovre sui dazi ripetutamente proiettate da Donald Trump.

Se vuole la battaglia il buon Jerome potrebbe anche lasciare il fronte dei tassi in secondo piano senza, artatamente chiarire le reali intenzioni ed eventuali dimensioni e tempistiche degli interventi della FED.

Risulta evidente che un approccio del genere getterebbe nello sconforto gli operatori di Borsa.

Abbiamo già verificato come Powell sia comunque sensibile, a differenza di un Greenspan per intenderci, agli umori dei mercati.

Quindi soluzione intermedia sarebbe attaccare seppur indirettamente (parlando genericamente delle problematiche doganali con la Cina), lo studio ovale.

Per poi comunque essere più risoluto nel dare indicazioni sui tagli che la FED intenderà realizzare.

Che in un simile contesto dialettico ci attendiamo comunque proiettati al massimo allo 0.5%.

In questo caso Dow Jones & company potrebbe trovare rapidamente la strada del buon umore.

FED in action

Se invece emergesse che Powell e il suo board sono veramente preoccupati per le sorti economiche americane ecco che le dimensioni dei tagli prospettati potrebbero essere molto più ampie.

Diciamo tra 0,7% e 1,25% comprendendo anche le mosse del 2020.

Mosse che come visto nel 2019 in cui si prospettavano nuovi aumenti poi potranno sempre essere cancellate.

Un simile discorso potrebbe forse e dico forse almeno inizialmente spaventare le Borse.

Ma poi nel giro di qualche ora o al massimo seduta prenderà il sopravvento la valutazione sui vantaggi che un simile fiume di denaro porterà alle operazioni a leva perennemente impostate dai grandi gruppi finanziari.

A quel punto i listini non potranno fare altro che seguire l’istinto di un toro che potrebbe scatenarsi da un momento all’altro.

Approfondimento

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